di GABRIELE VENEZI – La Regione Toscana come un Principato. Sponsor politico del Lucca Pride contro il Governo offende la Costituzione.
La Regione Toscana come un Principato. Mi chiedo per quale motivo dobbiamo assistere a questo spettacolo di dubbio gusto rappresentato dai vertici regionali che allestiscono una conferenza di presentazione del Toscana Pride apparendo quasi come i promotori di questo evento totalmente politico (sono stati loro stessi a dichiararlo) scagliandosi contro le ipotetiche vessazioni del governo autoritario di destra.
Meglio avrebbe fatto la Giunta Giani, ovvero sia corretto istituzionalmente, a fornire semplicemente il patrocinio della Regione, cosa che normalmente si fa a meno che le manifestazioni non siano promosse da reietti. Ma ormai siamo al tutti contro tutti.
Riesce davvero difficile e incomprensibile giustificare il fatto che una Regione, uno dei pilastri riconosciuti dalla Costituzione come elemento costitutivo della Repubblica, ente elettivo con libere elezioni democratiche, la più alta istituzione della Toscana, parteggi apertamente per una posizione politica di parte, e oltretutto minoritaria, in barba al fatto che un Presidente di Regione dovrebbe comportarsi come il Presidente di tutti, anche di quelli che non la pensano come lui.
Una cosa è l’azione politica sulle competenze regionali, attuata da una Giunta eletta a maggioranza per un proprio programma politico.
Altro è attivarsi (in nome dell’Istituzione regionale) in una posizione politica prettamente antigovernativa: dando fiato e soprattutto supportando fattivamente antagonisti di vario colore.
La cosa che comunque dispiace oltre ogni cosa è il fatto che al di là delle rivendicazioni più o meno condivisibili del mondo gay arcobaleno, la Regione (e insisto: Istituzione democratica di tutti i toscani, ma proprio di tutti e non solo del PD e della sinistra) non tenga nel minimo conto la sensibilità del popolo lucchese che per secoli considera la ricorrenza del Settembre Lucchese e della Venerazione della Santa Croce come cosa sacra. Provate a fare il Sicilia Pride per Santa Rosalia!
I casi, in conclusione, sono due: o il Lucca Pride si prevedeva di svolgerlo in un mese diverso (e nessuno avrebbe avuto a che ridire), oppure per giustificarne lo svolgimento lo si considera una baracconata politica, al pari del luna park. E allora, i diritti che vengono reclamati, molti dei quali sarebbero anche condivisibili, diventano inevitabilmente cosette da niente annacquati nel vortice di una carnevalata.
C’è solo da sperare che almeno ci sia un comportamento generale che non si traduca in una blasfemia già vista in altre occasioni di altri Pride.
Gabriele Venezi è direttore editoriale di Lucca Times.
