di ALDO BELLI – Alla Giustizia il compito di applicare la Legge, a Dio di giudicare, e a noi di riflettere e capire guardando la realtà.
“Non è legittima difesa, ma la vittoria del male” ha commentato la più alta autorità della Chiesa lucchese. Ma il Male cresce nel fango, non in un campo di grano. Se si sia trattato o meno di legittima difesa è materia delle Giustizia, non della Chiesa. E l’idea di Cinzia Dal Pino impossessata dal Demonio, francamente è una spiegazione troppo semplice.
Cinzia Dal Pino è una signora di 65 anni, ha conservato l’esile aspetto giovanile dei tempi di scuola, ha studiato ed ha sempre lavorato, quando ha iniziato a gestire il suo stabilimento balneare a Viareggio era ancora giovane, ha subìto la Grande Malattia e non si è arresa, l’ha superata continuando a fare la mamma, la moglie, e l’imprenditrice, con il sorriso che fin da bambina gli viene spontaneo sotto gli occhi grandi. Una donna come tante altre, una figlia, e un marito che l’ha resa felice noto in città e nel mondo per il proprio lavoro e la propria onestà. Insomma, quella che si definisce una bella famiglia. Non abbiamo notizie di relazioni demoniache (e neppure di animosità razziste).
Ho visto il video integrale della tragedia. E ho letto le centinaia di commenti di gente comune: la marea di voci a difesa di Cinzia è impressionante. “Poteva essere capitato a me”! mi pare non l’abbia detto nessuno, ma si leggeva tra le righe.
Non si diventa assassini dalla sera alla mattina. Neppure quel ragazzo di 17 anni che ha sterminato in una folgore la propria famiglia è un assassino.
“Come si fa a passare con la macchina più volte sopra il corpo di una persona? Come pensare che una tranquilla e stimata signora, una capace imprenditrice, potesse compiere un’azione del genere? E aggiungo che il male vince quando ci rende cattivi“.
La teoria individuale del Male (“questo però ci dice che il male è in agguato. L’uomo è capace di fare del male e bisogna stare in guardia“) corrisponde alla definizione psichiatrica del raptus: un impulso improvviso e incontrollato che, in conseguenza di un grave stato di tensione, spinge a comportamenti parossistici e violenti.
Da mesi, forse da anni, non passa giorno che i telegiornali non aprano con la notizia di una violenza. La cronaca è diventata in Italia un bollettino di guerra.
A Viareggio, da mesi l’emittente televisiva 50News Versilia (l’ottimo collega Gabriele Altemura qualche giorno fa s’è preso pure un ceffone durante un servizio a Torre del Lago) riporta ogni sera il fango che spaventa i cittadini (probabilmente in Prefettura non seguono 50News Versilia). Ormai, non esiste più quartiere indenne dagli schizzi di fango: dal centro intorno ai ruderi del mercato di piazza Cavour, al bivacco quotidiano e notturno sul piazzale della centrale Chiesa di San Paolino (anche il 47enne Said Malkoun schiacciato dall’auto di Cinzia Dal Pino trascorreva le giornate su quella panchina); alla darsena intorno a via Coppino, alla pineta di ponente, alla passeggiata del lungomolo. Sono anni che i residenti si lamentano. A Viareggio è diventato difficile anche entrare in una chiesa per pregare, tenendo i portoni chiusi per sicurezza.
Sarebbe molto utile che Polizia e Carabinieri rendessero pubblici il numero degli interventi operati in questi anni sul territorio contro la criminalità urbana. Incluso gli arresti durati lo spazio di un mattino, come nel caso del 47enne Said Malkoun schiacciato dall’auto di Cinzia Dal Pino.
Said Malkoun era arrivato a Viareggio, ormai da diverso tempo. “Parlava discretamente bene l’italiano, ma non è mai riuscito ad integrarsi” dice il suo legale, l’avvocato Enrico Carboni. Non aveva una dimora, né il permesso di soggiorno, e sopravviveva ‘di espedienti’, in un bilico scivoloso. Il 4 novembre avrebbe dovuto presentarsi in un’aula del Tribunale di Lucca poiché gravato dal 2019 da un decreto di espulsione.
L’informazione di regime riporta ogni giorno le violenze urbane e domestiche, lo fanno anche i quotidiani versiliesi. Ma nessuno ha il coraggio di dire che in Italia esiste e va crescendo una polveriera di disgregazione sociale che prima o poi esploderà: la cui responsabilità non è generalmente attribuibile al Male, ma della politica e di tutte le istituzioni alle quali è affidato il compito di governare la comunità. Dalle periferie tradizionalmente abbandonate a se stesse, il fango è andato estendendosi fino al centro delle città, saldando bianchi e neri nel comune disagio sociale.
Nelle nostre strade è scomparsa la presenza di Dio e la presenza dello Stato, lasciandole in balia delle forze di polizia: il cui compito è quello di reprimere la criminalità e non quello di rimuovere le condizioni sociali e giuridiche che la fanno nascere e crescere. Paradossalmente, i Said e le Cinzia di oggi sono entrambi vittime non del Demonio, ma di un Paese nel quale i cittadini sono abbandonati a se stessi e alle loro paure.
Pensate a Said. Quanti Said ci sono a Viareggio che circolano senza fissa dimora vivendo di espedienti, cioè al di fuori della comunità? Che nazione è quella in cui chiunque può girare indisturbato per strada e minare la sicurezza altrui come un fantasma? E se la maggioranza di questi fantasmi si presenta con la pelle nera, cosa c’incastra il razzismo? Ma avete presente i lager dove lo Stato italiano accoglie i clandestini? E se questa marea di disperazione umana finisce per trasformarsi in fantasmi lungo le nostre strade la colpa non è del Male. Questo è il vero razzismo, un Razzismo di Stato: non il malessere dilagante della gente normale che non ne può più di vivere in mezzo ai fantasmi.
Tutto questo non giustifica la violenza e l’omicidio. Ma da quando è nata la Sociologia, anche la Crimonologia ha riveduto la teoria del raptus come dinamica psichica autonoma del crimine. Nel 2023 in Italia il tasso di vittime di furti in abitazione si attesta all’8,3 per 1.000 famiglie e quello delle vittime di borseggi a 5,1 persone ogni 1.000 abitanti (era 4,6 nel 2022); hanno subito rapine 1,1 persone ogni 1.000 abitanti. Tutti raptus?
La gente normale non ne può più di vivere a libertà condizionata fuori la porta di casa. Probabilmente anche Cinzia. Questa è la verità che i sepolcri imbiancati continuano ad ignorare. E quando si supera il limite tutto è possibile: anche una reazione drammatica come quella di Cinzia spinta dalla paura e dalla rabbia per l’ingiustizia; chissà, magari se fosse stata un uomo con le spalle robuste anziché bloccarlo con l’auto sarebbe scesa e l’avrebbe preso a pugni con un esito meno scenografico ma identico (e ovviamente sarebbe salito al cielo il solito coro del razzismo!). La storia lo insegna. Ricordate l’assalto ai forni del Manzoni, causata dal forte aumento del prezzo del pane che aveva ridotto alla fame la popolazione?
Nessuno pensi di essere indenne dagli schizzi di fango (neppure dal fango dell’ipocrisia che da anni consente che uomini e donne sbarchino in Italia e vengano trattati come bestie, e poi autorizzati di fatto a diventare fantasmi a delinquere, sia chiaro).
Parafrasando Paolo VI, Il Male si è infiltrato nello Stato, nel Parlamento, nei governi locali, e anche nella Chiesa: ovunque si determini il modo di essere della società.
Finché la gente per bene non si ribellerà nulla cambierà. A Viareggio come nel resto d’Italia. Moriremo nel fango. E tutto questo non ha niente a che fare con l’inclusione, la solidarietà, il razzismo: riguarda solo, e purtroppo semplicemente, la considerazione che uno Stato ha dei propri cittadini. Bianchi o neri che siano.
(foto: licenza pxhere – https://pxhere.com/it/photo/394960)
