di Antonietta Bandelloni Marco Masini e Alberto Salerno al Caffè della Versiliana raccontano come nascono i grandi successi musicali, tra Sanremo e talento.
Come nasce un capolavoro musicale? È stata questa la domanda dalla quale nel pomeriggio di ieri ha preso il via al celeberrimo Caffè della Versiliana, l’incontro fuori calendario dedicato alla musica.
Sul palco Alberto Salerno, autore, produttore e protagonista di alcune delle canzoni più importanti della musica italiana e Marco Masini, cantautore tra i più riconoscibili della scena italiana.
A moderare la conversazione il giornalista e critico musicale Paolo Giordano che ha accompagnato il pubblico presente dentro il processo creativo che contribuisce alla nascita di un grande successo.

Salerno, con la sua ironia, ha ricordato il ruolo che ha di “principe consorte” accanto a Mara Maionchi: una battuta che in realtà ha messo in evidenza il talento musicale dei due coniugi. Tra i suoi numerosi successi come autore di Salerno ci sono brani come “Io vagabondo” scritto per i Nomadi e “Donne” per Zucchero: capolavoro che tutti ricordano.
Alberto Salerno: “Quando una canzone farà successo lo scopri sempre dopo”
La prima domanda di Paolo Giordano è andata al nocciolo della questione: come si fa a scoprire se una canzone diventerà un successo? Alberto Salerno ha risposto: “Noi non sapevamo mai quando una canzone può fare successo, perché altrimenti saremmo dei maghi». Una canzone, ha spiegato, può far pensare di avere le caratteristiche giuste per funzionare, ma il verdetto definitivo arriva soltanto con il tempo. Quando hai composto una canzone puoi immaginare che possa funzionare, perché ha dentro delle caratteristiche che possono piacere alla gente. È molto difficile però capire subito perché una canzone, dopo, abbia avuto successo. I veri motivi li scopri sempre dopo”.
Marco Masini e la storia di “Disperato”: l’intuizione della potenza di un brano
Marco Masini ricorda l’inizio della sua carriera con “Disperato”, il brano con cui nel 1990 arrivò primo al Festival di Sanremo nella categoria emergenti.
ha voluto ricordare il rapporto con Giancarlo Bigazzi, fondamentale per la sua crescita artistica. Prima di quel brano aveva già scritto altre ma Bigazzi non era ancora convinto che ci fosse quel qualcosa capace di fare davvero la differenza. Tra l’altro in platea ad ascoltare Masini e Salerno, in prima fila, era proprio seduta la moglie del produttore e autore di canzoni Giancarlo.
“Riconosceva i pezzi belli, ma non funzionavano forte”, ha raccontato Masini. Poi arrivò “Disperato”: “Aveva capito molto che Disperato aveva una potenza diversa”. Il disco arrivò infatti a vendere circa 820 mila copie, un dato che appartiene a un’epoca profondamente diversa da quella attuale in cui conta anche lo streaming nel successo di un brano.

Come è cambiato il modo di fare musica
L’incontro al Caffè della Versiliana ha permesso ai due artisti e al giornalista Giordano di fare il focus sull’industria musicale e nei cambiamenti che ha subito nel corso degli anni. Se fino a qualche anno fa il successo era decretato dalle vendite di un disco, dei passaggi in radio e quelli in tv, oggi, invece, con pochissima spesa, chiunque può produrre e pubblicare musica.
Secondo Salerno, “oggi basta un iPhone per fare un brano” e una parte notevole della produzione è frutto di autoproduzione: “Con i social la musica l’ascolti da tutte le parti – ha detto Salerno, mettendo in luce come questa libertà faccia nascere cose belle e cose brutte.
Salerno contro l’autotune
Salerno non ha esitato a dire che con l’utilizzo dell’autotune, si possono facilmente mascherare le reali capacità vocali di qualsiasi artista: “Sull’autotune farei una guerra senza quartiere”.
Un tempo esistevano tre requisiti fondamentali per un cantante: “andare a tempo, essere intonato e avere feeling”. Oggi, secondo Salerno, la tecnologia rischia di alterare quell’equilibrio che ha funzionato da sempre.
Il ricordo di Ornella Vanoni, Gino Paoli e Francesco Guccini
Durante l’incontro Paolo Giordano ha chiesto anche a Masini e Salerno un ricordo personale legato a Ornella Vanoni, Gino Paoli e Francesco Guccini, tre artisti della canzone italiana scomparsi nel corso dell’anno.
Il loro ricordo ricco di aneddoti ha messo in luce quanto fosse ricca di spunti e idee la musica di interpreti e autori come quelli appena citati.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.
