di FABRIZIO VINCENTI – Lucca (insieme a Viareggio) è stata decisiva per il fronte dei contrari alla riforma.
Il risultato del referendum costituzionale regala qualche sorpresa e molti punti interrogativi. Tra le prime, non tanto l’esito della consultazione – che il No potesse vincere era una ipotesi comunque concreta – quanto le dimensioni del successo delle ragioni di chi si opponeva alla riforma. E’ stato un indubbio trionfo da parte di un fronte composito, molto eterogeneo, che ha saputo evidentemente trovare un maggior numero di motivi per convincere gli elettori rispetto a coloro che hanno provato a portare l’Italia verso un sistema più vicino a quello della stragrande maggioranza dei paesi europei e in generale occidentali. L’analisi del voto sarebbe comunque troppo complicata e forse prematura: di certo va letto come una chiara manifestazione di dissenso verso lo stesso governo, in molti casi espresso dagli stessi elettori di centrodestra. A suffragio di questa ipotesi valgano le percentuali (sempre a due cifre) dei No espressi da chi si ritrova in Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Sembra un paradosso, ma lo è solo apparentemente: al di là della riforma (su cui molti non hanno capito nulla e sono stati vittime di una propaganda degna dei migliori regimi), una parte del corpo elettorale ha voluto dare un segnale al governo in carica che vedono distante o addirittura nemico.
I punti interrogativi generati dall’esito della consultazione prendono forma proprio intorno al futuro del governo, alla sua tenuta, alla capacità che avrà di superare abbastanza indenne questo pesante rovescio. Il presidente Meloni aveva chiarito in tempi non sospetti che non si sarebbe dimessa, preferendo mantenere distinti i piani, a differenza dell’ex presidente Renzi che ebbe l’ardire di dichiarare di volersi ritirare in caso di bocciatura del suo referendum costituzionale. Sappiamo tutti come è finita e cosa continui a fare di lavoro il premier che da piccolo era chiamato affettuosamente “il bomba” dai suoi amici. Gli interrogativi, però, non riguardano solo il piano nazionale, ma, a nostro avviso, anche quello locale. Il sindaco Pardini, da sempre favorevole alla riforma, si è speso in prima persona, anche coraggiosamente, molto meno ci pare abbia semmai fatto in generale il centrodestra locale. E dunque la sconfitta nel referendum a Lucca non può che in parte appartenergli.
E’ stata una sconfitta nei numeri un po’ più pesante del dato nazionale e soprattutto in controtendenza con quanto avvenuto in larga parte del territorio provinciale dove il Sì ha vinto anche in molti comuni amministrati dal centrosinistra. A Lucca, il differenziale di voti ha visto prevalere il No di 4405 voti, un margine ampio che se lo associamo alla differenza generale dei voti a livello provinciale tra No e Sì (meno di 6000) rende bene l’idea di quanto Lucca (insieme a Viareggio) sia stata decisiva per il fronte dei contrari alla riforma. Ma questo segnale, che di per sé non sarebbe certo particolarmente significativo e che comunque non può esser confuso con l’azione amministrativa comunale, visto che si trattava di un referendum che ha diviso in qualche modo gli schieramenti, va associato al risultato delle Regionali dell’ottobre scorso. Anche in quel caso, pur in presenza di un numero molto più contenuto di votanti, lo schieramento di centrosinistra, unito alla sinistra estrema, nel comune capoluogo vinse con 4305 voti. Come vedete, il differenziale è più o meno il solito. Due indizi, verrebbe da dire, sono quasi una prova. E se fossimo in Mario Pardini inizieremmo non diciamo a preoccuparci, ma almeno a alzare la soglia di attenzione. Anche perché le comunali del prossimo anno si annunciano sin da adesso non tanto la linea del Piave per una sinistra che dei valori nazionali non ha mai saputo che farsene se non schifarli, quanto piuttosto l’ennesima rivisitazione del no pasaran! anarco-comunista nella guerra civile spagnola.
E, in questo contesto, con questi numeri, siete sicuri che lo stesso Stefano Baccelli, nonostante la dolorosa battuta di arresto subìta a Viareggio, non torni a fare un pensiero alla sua candidatura invocata a Lucca? Il centrosinistra, per il momento almeno, non sembra in grado che di tirare fuori nomi sulla carta perdenti e Baccelli pare un leone in gabbia negli uffici della Salt: le due volontà – in un mondo che è ormai un eterno presente, che tutto dimentica, persino gli insuccessi del giorno prima salvo che gli interessi del momento – potrebbero tornare a marciare nella stessa direzione. Ci attendono mesi caldi, ma il sindaco Pardini è bene non si fidi dei “mi piace” sulle sue pagine o dei sondaggi (basti vedere gli arrosti combinati proprio per il referendum): serve riuscire a capitalizzare quanto di buono fatto in altro modo. In un modo che si trasformi davvero in consenso sulle schede elettorali.

Giornalista
