di A. BANDELLONI – Le analisi di Greenpeace al convegno di Lucca. Intervista a Giuseppe Ungherese, chiarezza per i cittadini della Lucchesia.
Cosa sono i Pfas, quali sono le soglie di legge e qual è la situazione attuale delle acque a Lucca e provincia? Sono queste le domande alle quali è stata è stata data risposta durante il convegno aperto a tutti, organizzato all’Auditorium del Palazzo delle Esposizioni venerdì 4 settembre.
I rilievi effettuati da Greenpeace Italia a fine Luglio sulle acque potabili a San Filippo hanno di fatto confermato le analisi fatte a marzo da Arpat. Al momento non esiste in Italia una legge in vigore che stabilisca una percentuale di Pfas considerata limite nelle acque ma, in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, è stato decretato che debba essere pari allo zero tecnico per considerare un’acqua potabile.
Giuseppe Ungherese, responsabile italiano per campagna ‘no Pfas di Greenpeace’ ha fatto luce su quali possano essere gli effetti di questo gruppo di sostanze che si accumulano nel corpo. Il Pfoa, sovente l’unico tipo di Pfas ricercato nelle analisi, è stato classificato come certamente cancerogeno mentre altri tipi di sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (Pfas) hanno effetti più subdoli che vanno a interferire significativamente con il sistema endocrino, anche se presenti nel sangue in piccoli quantitativi.
Al convegno avrebbe dovuto prendere parte anche Teresa Paoli, giornalista di Presa Diretta ma ha inviato un video messaggio relativo alla pericolosità delle sostanze inquinanti in questione. Al momento infatti sta lavorando su un servizio dedicato proprio ai Pfas che verrà mandato in onda domenica.
Tommaso Panigada, dell’associazione Senza Confini, ha elencato una dopo l’altra le percentuali di Pfas riscontrate da Arpat, ricercate nei pesci di tutta la provincia di Lucca. Per esempio a Lucca in zona Piaggione in un cefalo sono stati misurati 2134 microgrammi di Pfas già nel 2010, a Borgo a Mozzano 1080 microgrammi e a Viareggio, zona Nettuno 3130.
Panigada ha voluto lanciare un forte appello alle istituzioni affinché vengano eseguite analisi ufficiali sulle acque di tutta la lucchesia e sui fanghi di risulta delle aziende per verificare il quantitativo di Pfas presenti e intervenire con misure adeguate.
Come ha ricordato Gianpaolo Zanni, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro alla fine del 2023 ha classificato il Pfoa, una delle numerose tipologie di Pfas, come ‘cancerogeno certo per l’uomo’.
Zanni è testimone diretto di ciò che questo tipo di elementi chimici di sintesi possa causare all’uomo e all’ambiente. Racconta di aver vissuto in prima persona il più grande disastro ambientale europeo avvenuto a Vicenza, dove lo stabilimento Miteni di Trissino ha prodotto e lavorato sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate dalla fine degli anni Settanta fino al 2018. Afferma Zani che “L’attività industriale di quest’azienda ha inquinato una grande falda acquifera con Pfas, grande quanto il lago di Garda e contaminato un esteso territorio comprendente la provincia di Vicenza, Verona e Padova, avvelenato oltre 300 mila abitanti e centinaia di lavoratori”.
Mentre l’ex primo ministro Mario Draghi, non molto tempo fa, dichiarò fosse inconcepibile sostituire i Pfas nel lungo percorso della transizione ecologica a causa dei costi, l’imprenditore Andrea Cavicchi, presidente del Consorzio Detox della produzione tessile Prato, ha dimostrato con i fatti che non solo sia possibile ma che per le aziende può divenire un vantaggio investire nella ricerca di sostanze non inquinanti, rimanendo competitive sul mercato internazionale.
Una chimica più a misura di persona, che tenga conto dello sviluppo sostenibile e della salute, non solo è ragionevole ma è necessaria come ha riferito durante il convegno Marco Paggi, professore ordinario scuola MT alti studi Lucca ‘next generation packaging’. Si tratta di una tematica di prospettiva che deve tenere in conto la sinergia tra ricerca, industria, società civile e amministrazioni locali con lo scopo di trovare soluzioni innovative a bassissimo impatto ambientale.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.
