di Fabrizio Vincenti – Pardini inizia a essere riconosciuto come sindaco, ma ha vinto per invertire la rotta non per rimodularla.
E’ di questi giorni la notizia che nella speciale classifica de Il Sole 24 Ore sul gradimento dei sindaci in carica, Mario Pardini è entrato nella parte alta della stessa, classificandosi al 34° posto e, soprattutto, risultando il secondo a livello regionale, dietro soltanto a quell’Alessandro Tomasi di Pistoia che, con tutta probabilità, sarà il candidato governatore per il centrodestra alle prossime elezioni regionali di ottobre.
Per il primo cittadino di Lucca, che nelle precedenti rilevazioni annuali non aveva brillato, è indubbiamente un segnale positivo. Il 55% di gradimento è indubbiamente un risultato lusinghiero, per quanto lui stesso, per primo, abbia subito sottolineato come i sondaggi lascino il tempo che trovano. Siamo totalmente d’accordo, ne abbiamo viste troppe per ritenere quello dei sondaggisti un lavoro mediamente affidabile. Qualcuno ricorderà i numeri schiaccianti con cui la Brexit doveva risultare sconfitta in Gran Bretagna e Trump bloccato sulla soglia della Casa Bianca, giusto a titolo di esempi. Troppo spesso i sondaggi sono alterati, a volte in buona fede, a volte perché chi li ha commissionati (e pagati, dettaglio di non poco conto) vuole soltanto esca una rappresentazione in grado di manipolare il giudizio dell’opinione pubblica. Insomma, numeri per influenzare gli elettori, galvanizzandone alcuni e deprimendone altri. Non è certo il caso del sondaggio de Il Sole 24 Ore, non se ne capirebbe infatti l’utilità e il vantaggio, ma il dubbio di quanto siano rappresentativi i 600 lucchesi interpellati rimane.
Prendendo comunque per buoni i risultati, alcune considerazioni possono essere fatte. La prima è la crescita costante della classe dirigente del centrodestra anche in zone tradizionalmente ostili come la Toscana. Tra i primi cinque sindaci che raccolgono il maggior gradimento, solo quella di Firenze (dove il Pd scommettiamo vincerà sino all’arrivo del diluvio universale viste le clientele e il “tessuto democratico” su cui può contare) è di centrosinistra. Gli altri quattro, tra cui Pardini, sono amministratori, peraltro mediamente giovani, del centrodestra. E’ un segnale positivo a prescindere dagli orientamenti dei lettori: solo con una competizione reale tra gli schieramenti può crescere il livello medio della classe politica, come del resto dimostrato a Livorno, dove il Pd dopo la batosta rimediata anni addietro dal 5 Stelle, ha provato a cambiare pagina schierando facce nuove.
Per quanto invece attiene al risultato raccolto direttamente da Pardini, va detto che quel 55% è superiore al voto riportato nella vittoria al ballottaggio del giugno 2022. E’ un dato da non trascurare, per quanto, come detto, i sondaggi sono una cosa, i voti un’altra. Indica comunque una tendenza che probabilmente è vicina al vero: Pardini inizia a essere riconosciuto come sindaco. I primi 1000 giorni della sua giunta hanno indiscutibilmente segnato un cambio di passo, piaccia o meno, dopo il sostanziale immobilismo del secondo mandato Tambellini. Più lavori pubblici, anche se alcuni sono stati concepiti dalla precedente giunta, più dinamismo sul versante del turismo, degli eventi, della cultura e in generale anche della capacità di ascolto che al Tambellini bis era davvero mancata. Ma non sono tutte rose e fiori.
Il bilancio, quando mancano meno di due anni al termine, segna anche qualche segno negativo. Alcune partite aperte da tempo, infatti, non sono state chiuse. A cominciare dalla Manifattura, dove dopo le tensioni con la Fondazione Cassa in epoca Tambellini non è stato ancora definito un progetto in grado di dare futuro a una parte rilevante di quello che è il più grande contenitore del centro. E, a proposito di quel contenitore, possibile che dopo quasi quattro anni non si possa conoscere il reale proprietario (in molti sostengono un noto imprenditore del settore cartario) che nel 2021 si aggiudicò (c’era ancora la giunta di centrosinistra) per un prezzo davvero conveniente migliaia di metri quadrati della Manifattura stessa?
La sensazione, e veniamo ad un’altra pecca di questa amministrazione, è che di fronte a quelli che sono definiti potenti, ovvero i rappresentanti della Lucca che conta, Pardini sia in perfetta continuità con Tambellini. Ovvero eviti ogni scontro. Anche sul vergognoso atteggiamento della grande imprenditoria locale nei confronti dello sport (non solo della Lucchese, badate bene), Pardini non ha mai alzato la voce. E ci pare grave.
Come non ci pare ancora adeguata la gestione della raccolta dei rifiuti: troppe le segnalazioni che continuano a fioccare e che del resto trovano desolante conferma nei cassonetti travolti dai rifiuti. Il problema non è semplice, vero. Ma così non va. Lo stesso si può dire della gestione dell’ordine pubblico. E qui, attenzione, il tema è specificatamente da elettorato di centrodestra. Può essere utile ricordare che l’ordine pubblico non ricade sotto la diretta competenza del sindaco, bensì degli organi territoriali del Ministero dell’Interno, resta però il fatto che i cittadini si attendevano un cambio di passo che per ora non c’è stato. Nei mesi scorsi, a Palazzo Orsetti la delega all’ordine pubblico è stata assegnata ad un nuovo assessore, ora servono atti concreti. Serve un presidio maggiore del territorio da parte dei vigili che ormai solo occasionalmente vediamo a piedi.
Come maggiore concretezza e incisività servirebbero sulle cruciali tematiche dell’area vasta della costa. Anche qui Pardini sembra in continuità (passiva) con Tambellini. Eppure su quelle partite si giocherà una parte del futuro della città che continua troppo spesso a guardarsi allo specchio mentre il mondo cammina ad una velocità sempre maggiore. Nei due anni restanti, al di là delle polemiche sterili dell’opposizione – ma che come tutte le cose dette e ridette rischiano di passare per vere pur non essendole – sulle feste e le lucine, la giunta Pardini dovrà comunque dare ancora altre risposte ai lucchesi. L’attivismo è innegabile, ma si può e si deve dare di più. E possibilmente facendolo con una discontinuità ancora più marcata rispetto a chi ha preceduto l’attuale amministrazione. Del resto, Pardini ha vinto per invertire la rotta tracciata dal Pd e soci, non per rimodularla.

Giornalista
