Cronaca Versilia

Monte Altissimo al centro di contenzioso: a che punto siamo

di Antonietta Bandelloni – Il Monte Altissimo, montagna ambita già nel Cinquecento dai Medici per i suoi preziosi marmi, da anni è al centro di un contenzioso che procede a bollate.

Il Monte Altissimo, così chiamato fin dai tempi più remoti dai marinai per il suo elevarsi verso il cielo che lo rende ben distinguibile dalla marina, è al centro da anni di una diatriba che ha come contendenti il Comune di Seravezza, le comunità locali e l’azienda Henraux.

La cima dell’Altissimo non è tra le più alte delle Alpi Apuane ma, dai suoi 1589 metri della vetta, nelle giornate più serene si riescono a scorgere il promontorio dell’Argentario e finanche le montagne della Corsica.

“Mutila dea, tronca le braccia e il collo, la cima dell’Altissimo t’è ligiascrisse Gabriele d’Annunzio. Mutila la vetta del Monte Altissimo lo è davvero, resa tale da secoli di coltivazione degli agri marmiferi.

Il Monte Altissimo è un bene inalienabile e, come tale, nessun privato può rivendicarne il possesso se non la collettività ovvero i cittadini che vivono nei luoghi attigui, titolari dei diritti di uso civico. Dal canto suo la storica ditta Henraux ne rivendica il diritto estrattivo che esercita da oltre 200 anni su quegli agri.

Lo stemma degli Henraux Sancholle è incastonato anche sulla facciata del duomo di Firenze, posizionato lì dall’Opera di Santa Maria del Fiore come ringraziamento. Nel 1880 infatti Jean Bernard Henraux aveva donato all’Opera tutti i marmi bianchi provenienti dalle cave del Monte Altissimo necessari per la realizzazione della facciata su progetto di Emilio de Fabris.

Bisogna dire che quelle terre e quella montagna già nei secoli precedenti fu contesa per i preziosi marmi che custodiva e custodisce tutt’oggi.

Con il Lodo sottoscritto il 29 settembre 1513, Papa Leone X de’ Medici sancì il passaggio di “Pietrasanta, Motrone e loro pertinenze” dal dominio lucchese a quello fiorentino. Di conseguenza anche le cave presenti sul territorio sotto la giurisdizione di Pietrasanta e Seravezza, passano sotto la proprietà dell’Opera del Duomo di Firenze e dell’Arte della Lana finanziatrice dell’Opera, con un atto scritto dai donanti dei cinque paesi montani di Azzano, Fabbiano, Seravezza, Giustagnana, Minazzana e Basati, ma di fatto redatto con scrupolosa attenzione dai riceventi del ‘regalo’ per avere la sicurezza di poter disporre a proprio piacimento di quegli agri marmiferi.

Il contenzioso

Da oltre trent’anni va avanti un acceso contenzioso tra l’azienda succitata, il Comune di Seravezza e gli abitanti delle cinque frazioni montane che rivendicano la proprietà pubblica della montagna in questione.

Cinque anni fa, nel 2020, il Tribunale degli Usi Civici di Roma, con una sentenza ha deliberato che gran parte del Monte Altissimo, ascritto al catasto della Henraux, debba essere restituito al Demanio collettivo civico.

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I demani civici sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  

Henraux si è opposta andando in appello. E’ seguita l’ordinanza del 2024 che ha ingiunto la Regione Toscana alla ricostituzione dell’Amministrazione Separata Beni Uso Civico, più semplicemente nota con l’acronimo Asbuc, organo che ha il compito di tutelare gli interessi dei frazionisti.

La mediazione

Nel frattempo Henraux ha proposto al Comune di Seravezza una conciliazione in cui alla ditta verrebbe riconosciuta la proprietà degli agri marmiferi a fronte di un versamento di un milione di euro nelle casse comunali, in dieci anni. A conti fatti sarebbero 100mila euro all’anno: una cifra dopotutto non così elevata se si considera il potenziale estrattivo e il costo di un metro cubo di marmo che può variare dai 90 euro fino ai 190 euro a seconda della tipologia e ad altre caratteristiche.

Il consiglio comunale che si è sostituito all’Asbuc non ancora formato, ha accettato la mediazione.

Le lezioni dell’Asbuc sono regolate da una legge del 2014 ma la Regione Toscana ha preso in considerazione il precedente Regio Decreto del 1928 per individuare i rappresentanti dei frazionisti mediante sorteggio.

Il sorteggio è stato effettuato il 19 febbraio scorso ma i rappresentanti sorteggiati, non hanno avuto modo di prendere la parola alla Corte d’Appello il 4 marzo 2025 per esprimere il loro parere perché la Regione Toscana non ha chiesto di costituire in giudizio i 5 frazionisti.

Ad essere ascoltati sono stati dunque solo gli avvocati di parte, prima che la successiva udienza fosse fissata a maggio 2026.

Intanto il sindaco di Seravezza Lorenzo Alessandrini, dal canto suo, attraverso la carta stampata ,riferisce che a lui interessa solo di aver predisposto un accordo in linea con gli impegni presi con i cittadini e più vantaggioso rispetto a quello del passato. Sottolinea inoltre il fatto che, a causa dell’opposizione di un gruppo di persone che a suo avviso non rappresentano la popolazione della montagna, abbia già perso 600mila euro da destinare opere e servizi citando la rivendicazione dei diritti sulle terre di uso civico come “inutile battaglie di retroguardia”.