di ALDO BELLI – L”ex Manifattura Tabacchi. Chi non lo ricorda oggi, nell’ora del suo trapasso, non rende merito all’uomo e al politico.
Piero Angelini è morto, aveva 88 anni. Ci eravamo risentiti a distanza di un secolo, quello segnato nel calendario della storia che si era spento, nei fatti, con la morte di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer. Angelini, uomo colto e potente della Balena Bianca, quel secolo l’aveva vissuto per intero, dai primi vagiti della nuova Repubblica democratica fondata sui partiti fino al suo esaurimento. Conservo il testo dell’intervista che avevamo concordato per TOSCANA TODAY, la prima versione reca la data del 17 febbraio 2021.
Quell’intervista non venne mai pubblicata. Il suo contenuto si rivelò troppo puntuale e complesso, meritava di più e convenimmo allora che avrebbe assunto la veste di un libro-denuncia. Traccheggiammo un po’, eravamo entrambi consapevoli che saremmo finiti entrambi sui banchi degli imputati in tribunale: e solo per avere lui ricomposto e reso pubblico ed io curato, una brutta pagina di vita lucchese. Alla fine non se ne fece di niente. A trattenerci non fu la codardia, ma il timore dell’esito scontato che il muro di gomma già largamente evidente anticipava nell’aria. Si trattava della destinazione dell’ex Manifattura Tabacchi di Lucca, un’operazione politico-finanziaria colossale nel cuore della città.
I tempi di Piero Angelini, che incontrai quando ero ragazzo, sulla parte opposta del fiume, erano quelli della Maria Eletta Martini, di Paolo Barsacchi, di Milziade Caprili. L’altro secolo, appunto, anche della nostra storia geograficamente più circoscritta: sebbene Maria Eletta fosse un leader nazionale della Democrazia Cristiana, Paolo Barsacchi socialista e destinato a diventare sottosegretario di Stato dopo essere stato sindaco di Viareggio, e Caprili comunista vicepresidente del Senato della Repubblica.
Quella dell’ex Manifattura Tabacchi fu l’ultima grande battaglia civile di Piero Angelini. Chi non lo ricorda oggi, nell’ora del suo trapasso, non rende merito all’uomo e al politico.
Ho letto in queste ore le varie dichiarazioni dei potenti di oggi. Roba da ciclostile. Piero Angelini avrebbe potuto dare ancora molto alla buona politica e alla sua città, se la falce della Rivoluzione Mascherata non ne avesse fiaccato le forze e l’umore.
Piero Angelini fu deputato nella IX, X e XI legislatura nelle file della Democrazia Cristiana. Fu consigliere comunale a Lucca dal 1970 al 1975, quindi in Consiglio Regionale della Toscana fino al 1983, anno in cui si dimise per candidarsi alla Camera dei Deputati, dove dal 1989 al 1993 fu sottosegretario al Ministero dell’Ambiente.
Lucchese, classe 1936, era e rimase democristiano, non finì nella squallida schiera dei DC Smemorati con una nuova carta d’identità con scritto “genitori sconosciuti”.
Nel 1993 Angelini fu raggiunto da un primo avviso di garanzia per abuso di ufficio, e falsità materiale ed ideologica. Venne rinviato a giudizio cinque volte, e si ritirò dalla vita politica.
Gli chiesi nei frangenti della nostra intervista: Lei è intervenuto pesantemente sulla vicenda della Manifattura Tabacchi. Si sente libero di dire quello che pensa anche per l’esperienza giudiziaria che ha vissuto? Questa fu la sua risposta.
“Sono stato assolto da ogni accusa dopo 15 anni, un tempo interminabile per un uomo. E per un uomo politico. Mi sono difeso, ho partecipato a tutte le udienze pubbliche, ho sempre sostenuto di essere innocente e vittima di una persecuzione, ciò nonostante non ho mai detto che si trattava di un complotto. Sicuramente anche questa esperienza che ho subìto mi fa guardare allo specchio rendendomi sereno di dire quello in cui credo, come in questo caso: si sta parlando della mia città, e di un’area di interesse storico e urbanistico di grandissimo pregio per noi e per chi verrà dopo di noi a Lucca”.
Sulla gestione amministrativa della destinazione dell’ex Manifattura Tabacchi, Angelini, già vecchio e di salute cagionevole, aveva raccolto tutta la documentazione disponibile, aveva ricostruito le date, aveva indicato le responsabilità personali degli atti compiuti, aveva sottolineato i rilievi penali, senza nascondere quelle degli attori lucchesi maggiorenti: dovrei dire, tutt’oggi intoccabili. Quel muro di gomma che neppure l’avvento storico di una coalizione di centro-destra al governo di Lucca è stato in grado di sollevare vanificando le speranze di quanti ancora credono nel valore dell’alternanza di governo.
Lei onorevole spero non me ne vorrà, se le ripeto nuovamente di essere consapevole di quello che mi sta dichiarando – gli dissi a un certo punto della nostra conversazione. E Angelini mi rispose: “Confermo in piena consapevolezza di quello che dico, e lo dico sulla base di prove documentate e logiche”.
La nostra intervista si chiuse con questa risposta alla mia domanda (Io sono tranquillo, e lei? Che dopo la pubblicazione di questa intervista saremo querelati un minuto dopo?): “Non ho fatto che ripetere la mia opinione già espressa pubblicamente in altre occasioni. Però, la ringrazio per il coraggio di avermi dato la disponibilità di spiegare come stanno i fatti, tutti documentati, e ad oggi mai smentiti da nessuno. Un tempo chi governava, a qualsiasi livello, doveva ogni giorno pararsi da quello che un giornale avrebbe potuto scrivere, oggi invece c’è da preoccuparsi per quello che non viene scritto né pubblicato. I tempi cambiano, ma io preferisco rimanere un vecchio democristiano, con tanti difetti democristiani per carità, ma con quel senso dello Stato che è stato insegnato alla mia generazione politica e del quale continuo ad andare fiero. Ricordo sempre coloro, uomini e donne, che nella mia città ho avuto l’onore di avere come amici e compagni di strada, anche gli avversari. Perché vede, anche se so bene che lei lo sa, la nostra generazione politica aveva un grande pregio: quello di ascoltare la gente, di tenere conto degli umori della città, di stare dentro la società. Mi fa venire spontanea una domanda: e per fortuna eravamo noi, politici e partiti di allora, l’esempio di arroganza del potere!”.
