L’artista internazionale rappresenta i disastri della guerra attraverso immagini simboliche, ispirandosi a Goya

Dal 21 settembre al 3 novembre alla Fondazione Ragghianti di Lucca, in via San Micheletto, 3 resterà in esposizione la mostra Burma. L’arte di Sawangwongse Yawnghwe fra Birmania ed Europa, dell’artista birmano Sawangwongse Yawnghwe, detto Sawang. La mostra, curata da Max Seidel e Serena Calamai, consiste in una selezione di circa cinquanta 50 dell’artista, alcune di grandi dimensioni, dedicate all’aspro e interminabile conflitto tra tirannide e democrazia che interessa la Birmania da oltre mezzo secolo. Anziché limitarsi al semplice resoconto delle tragedie che caratterizzano la storia recente del Paese, sin dalle sue prime opere Sawang rappresenta i disastri della guerra attraverso immagini simboliche, ispirandosi a Goya.
La stessa biografia dell’artista, nato nell’area controllata dai ribelli nello stato birmano di Shan, si intreccia con i drammi racchiusi nelle sue opere. Suo nonno fu il primo presidente della Birmania dopo la fine del colonialismo inglese, e fu ucciso in un colpo di stato militare. In seguito all’attentato, suo padre e sua nonna fondarono un movimento di resistenza. Sawang ha trascorso tutta la sua vita in esilio politico, dalla Thailandia, al Canada, ai Paesi Bassi, dove attualmente risiede.
L’arte di Sawang, attivo sulla scena internazionale con esposizioni a Taiwan, in Germania, negli Stati Uniti, in Israele e in Olanda, diventa pertanto testimone delle sofferenze dei popoli oppressi, e questa mostra ne raccoglie alcuni esempi di straordinaria potenza, in cui l’autore riesce a plasmare in linguaggio figurativo la profonda essenza storica del dramma burmese: da una parte la battaglia pacifica dei monaci buddhisti, che protestano contro la dittatura solamente levando le mani in preghiera, e dall’altra la violenza della giunta militare.
L’esposizione dedica ampio spazio a un ciclo di opere parallelo, dove l’artista riflette su importanti temi della pittura europea moderna. Confrontandosi con la tradizione culturale del nostro continente da una prospettiva distante dal punto di vista spaziale ma intensamente sentita, che aggiunge profondità alla sua opera.
Una parte della mostra ospita infatti una selezione di lavori che esplorano il passaggio dalla figurazione all’astrattismo, traendo ispirazione da Le Chef-d’œuvre inconnu di Honoré de Balzac, che raccontando l’impossibile ricerca del capolavoro assoluto, analizza il rapporto tra rappresentazione e realtà. Infine, l’esposizione accoglie alcune opere che riflettono il grande conflitto tra arte e vita, che fu descritto da Émile Zola ne L’Œuvre nel 1886.
“L’incontro con lui ebbe luogo in Toscana, poco dopo la Saffron Revolution del 2007, e a seguito di quei colloqui l’artista creò una serie di disegni riferiti alla repressione dei monaci buddhisti da parte della brutale forza armata dei soldati della giunta militare – ha dichiarato Max Seidel -. Già nelle prime opere grafiche Sawang scelse di rappresentare la guerra in Birmania attraverso immagini simboliche, sottraendosi a una mera raffigurazione cronachistica degli eventi”.
“Siamo lieti di annunciare l’apertura di una nuova mostra a settembre, la terza di quest’anno intenso alla Fondazione Ragghianti, dedicata a un artista la cui produzione assume contorni universali alla luce dell’attuale contesto storico” ha dichiarato Paolo Bolpagni direttore della Fondazione Ragghianti -. Lucca, città-simbolo di una secolare lotta per la propria libertà, appare un luogo ideale per accogliere questa mostra, che conferma un impegno continuo nel promuovere artisti e temi meritevoli di approfondimento, offrendo al pubblico un’esperienza culturale stimolante e significativa”.
La Fondazione Ragghianti, sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dal Kunsthistorisches Institut di Firenze, presenta:

Redazione Lucca Times.
