Attualità

La miniriforma del bollo auto, cambiano i governi ma la gabella rimane

di ALDO BELLI – Il bollo auto dal 1 gennaio 2028 ma ancora senza trasparenza

Niente tagli, ma dal 2028 cambiano le tempistiche con la mini riforma del Bollo Auto. Le novità sono veramente poche, tranne quella che riguarda dove vanno a finire i soldi che ogni automobilista versa allo Stato. Ovvero: niente di nuovo. Cambia il governo del paese, ma la gabella rimane. Per le 15 Regioni a statuto ordinario, dal 1993 l’intero gettito della tassa automobilistica è interamente attribuito alla Regione. Non è una tassa di scopo, vale a dire che finisce nel calderone delle entrate regionali. E’ un’entrata tributaria senza vincolo di destinazione. Questo è il punto: perché si deve pagare un’imposta per la proprietà di un’auto? Si tratta di una tassa di possesso – così viene definita. Risale al 1897, la “tassa annuale di circolazione sui velocipedi”.  E’ comprensibile il senso, la tassa su un privilegio. Ma oggi, sfido chiunque a sostenere che possedere una Panda sia un privilegio sociale. Si potrebbe eccepire che la dazione del contribuente corrisponda ad una partecipazione alle spese pubbliche per la circolazione dell’autoveicolo: sappiamo che così non è, si obbliga il pagamento della sosta anche davanti casa e il Bollo Auto non ha come corrispettivo l’intervento dello Stato per la miglioria della mobilità. Come chiamarla, allora, se non l’ennessima gabella? Il punto anche in questo caso, che distingue i cittadini dai servi, è perché dover pagare: a fronte di quale corrispondente servizio pubblico?