Cultura e Spettacolo

In scena a Recanati, Leopardi e Gigli: il poeta della parola e il poeta del canto

di ENRICO STINCHELLI — Tornare a Recanati è sempre una grande emozione. La prima volta che arrivai qui avevo sedici anni. Era una gita scolastica e, naturalmente, visitammo i luoghi leopardiani: il Colle dell’Infinito, le strade percorse dal Poeta, quella città che ancora oggi sembra vivere sospesa fra poesia e memoria. Ma io avevo un’altra meta nel cuore: la tomba di Beniamino Gigli, il mio tenore del cuore.

Rimasi profondamente colpito da quel monumento, quasi una piramide, che mi ricordò immediatamente la tomba di Radamès nell’Aida. Sul libro dei visitatori scrissi un lungo pensiero dedicato a Gigli, lasciando anche il mio numero di telefono. Qualche tempo dopo ricevetti una telefonata che non dimenticherò mai: era Luigi Vincenzoni, nipote di Beniamino Gigli e per tanti anni custode instancabile della sua memoria. Mi disse di essere rimasto profondamente colpito da quelle parole. Da quel giorno nacque un rapporto di affetto e di stima che mi ha riportato altre volte in questa città meravigliosa.

Oggi eccomi di nuovo qui. Questa sera porteremo in scena, con un gruppo di valentissimi artisti capeggiati dal tenore Gianluca Terranova, il Gala dell’Operetta, nella splendida Piazza Leopardi. Mi piace pensare che, in questa città unica, due giganti continuino idealmente a dialogare: Leopardi e Gigli. Il poeta della parola e il poeta del canto. Due modi diversi di raccontare l’animo umano, due voci immortali che sembrano ancora guardarsi con un sorriso, da una parte all’altra della piazza, ricordandoci che la bellezza può assumere forme diverse, ma nasce sempre dalla stessa inesauribile sorgente.