Lucca
Cronaca di Lucca

Il vero buon padre di famiglia che amministra

di FABRIZIO VINCENTI – Chi è davvero buon padre di famiglia quando amministra un Comune? Guardiamo onestamente Lucca tra passato e presente.

E’ buon padre di famiglia chi mette tutti o quasi i soldi da parte, lasciando figli e moglie con i vestiti lisi, senza cena e con un piatto di fagioli cannellini per pranzo, ma con sul conto corrente risorse per “i momenti difficili”? Oppure lo è chi risparmia sufficientemente ma, detratta una cifra per le urgenze, consente ai propri cari di mangiare decentemente, rinnovare i vestiti, aggiustare cosa non va in casa, programmare le vacanze e magari sognare qualche ulteriore cambiamento?

La metafora si presta per inquadrare l’atteggiamento delle ultime due giunte comunali in tema di bilanci.

E’ indubbio, e lo diciamo senza ironia alcuna, che la seconda giunta Tambellini ha – forse complice il periodo pandemico – pensato soprattutto a cumulare (anche vendendo senza tante storie alcuni gioielli di famiglia).

La prima giunta Pardini sta invece, e coerentemente con quanto annunciato in campagna elettorale, cercando di far svoltare la città con investimenti e spese. L’ultimo rendiconto presentato, quello del 2024, reso pubblico in questi giorni, ne è la conferma. L’avanzo di bilancio è superiore ai 10 milioni, ma tutto quello che sarà possibile far ricadere sul territorio verrà speso.

Appare evidente, lo diciamo per chi volesse fare inutili polemiche prelettorali, che l’appuntamento con le urne è ancora piuttosto lontano e le asfaltature e opere inaugurate a poco dal voto – un classico di tutte le amministrazioni, compresa quella Tambellini per il tramite del suo allora candidato a raccoglierne l’eredità e non a caso piazzatosi all’assessorato ai Lavori pubblici a breve dalla scadenza del mandato – sono un’altra storia.

Dunque, si può tranquillamente affermare che siamo di fronte a scelte e visioni differenti. Inutile aggiungere che sono entrambe perfettamente legittime e che sono i risultati, il contesto storico e il gradimento dei cittadini a determinarne la giustezza.

La nostra sensazione è che, nell’attuale momento, la scelta dell’amministrazione Pardini sia più funzionale. Lucca era immobile da troppo tempo. I lavori pubblici languivano tra alcuni progetti mai completati, quello della Manifattura ormai è maggiorenne, altri di piccolo cabotaggio e altri ancora che sono sembrate occasioni mancate.

Con la nuova amministrazione è arrivata una sterzata, anche grazie alla scelta di investire sui lavori pubblici quantità importanti di denaro. Il caso di piazza Grande e del Giglio è emblematico. Il degrado dei due salotti cittadini è andato avanti per anni, tra buche e mancanza assoluta di progettualità. Nel giro di due anni le due piazze, oltre alla facciata del Giglio (grazie in quel caso al denaro della Fondazione Cassa) sono state riportate a nuovo. Esteticamente parlando, possono piacere o meno: personalmente ci convincono le nuove panchine di piazza Grande molto meno le luci di piazza del Giglio, ma sono dettagli e opinioni. E sui dettagli non ci si può impuntare, a meno che non se ne faccia una questione – come in alcuni casi abbiamo il sentore si faccia – di polemica politica a prescindere. Il dato di fatto è che quei due posti centrali sono stati portati finalmente a nuovo dopo decenni.

Stesso discorso potremmo dirlo per altre opere, a cominciare dall’asse suburbano, sbloccato solo grazie ad alcune modifiche volute da questa giunta, così come la nuova rotatoria di Monte San Quirico, attesa da una vita o l’aumento del numero degli sfalci annuali dell’erba. I segnali ci sono, ne serviranno altri, sempre sperando che il clima si svelenisca. Il sottopasso della stazione è stato completato dall’attuale giunta, ma concepito e voluto da quella Tambellini: perché non invitare l’ex sindaco alla inaugurazione? Qualcuno deve pure iniziare a tendere la mano in mezzo a tanti, troppi veleni che, va detto, sono cominciati da subito, basti pensare che uno dei primissimi accessi agli atti presentati da chi ora è capogruppo della principale forza di opposizione fu chiedere perché, per l’attuale sindaco, fosse stato scelta una marca di uno smartphone anziché un’altra.

Alta politica, se volessimo fare più che giustificata ironia. Ma anche la spia di un rapporto decisamente avvelenato su tutto con chi governa, un rapporto, lo abbiamo scritto in precedenza, che pensiamo finirà per fare danni soprattutto proprio all’opposizione piuttosto che all’attuale maggioranza. La politica del no a tutti i costi, che la sinistra anche a livello nazionale sta continuando a cavalcare ostinatamente, oltretutto condita da attacchi discutibili, è destinata a essere un boomerang. E anche Lucca non sembra riuscire a rompere questa spirale: nei giorni scorsi non una voce dell’opposizione si è alzata contro un atto sia pure simbolico quanto barbaro e incivile, quello compiuto contro lo Scaffale del Ricordo alla Biblioteca Agorà. La riprova che i morti e le sofferenze dei connazionali istriani, dalmati e fiumani non li riguardano? Lo schema è logoro, la divisione tra morti buoni (i loro) e morti cattivi (tutti gli altri, genericamente definiti fascisti anche quando non hanno nulla di questo) continua a guidare l’opposizione (anche Pd) che altrove è riuscita a votare contro una strada da intitolare a Sergio Ramelli, un ragazzino di destra ucciso a colpi di chiave inglese negli anni ’70 dopo un’agonia drammatica.

Scherzano con il fuoco, senza pudore, evidentemente pensando che renda ancora elettoralmente. Possiamo rimpiangere politici della statura di Violante o anche, per venire a noi, dello stesso Tambellini che, siamo certi, avrebbe condannato il gesto dell’Agorà?