L'avvocato Laura Melis - Il diritto alla disconnesione
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Il diritto alla disconnessione

di LAURA MELIS Avvocato – La legale lucchese pone il problema dei diritti del lavoratore in smart working, riposo e limiti di reperibilità.

Il diritto alla disconnessione. Da tanti anni, l’avvento della tecnologia ha radicalmente modificato l’organizzazione del lavoro, smaterializzando concetti di luogo e tempo, per lo svolgimento di molte prestazioni lavorative, tanto da aver introdotto nel linguaggio comune la locuzione smart-working, per indicare il lavoro a distanza, cd “agile”.

Questo fenomeno, se da una parte ha offerto una migliore gestione del tempo di lavoro, dall’altra ha provocato una dilatazione dello stesso, dando luogo ad un problema di armonizzazione tra la vita privata e la vita professionale, così che il confine tra i due ambiti è diventato sempre meno tangibile.

Sul tema, una ricerca Istat ha rivelato che, dalla post-pandemia, sono addirittura in crescita i cosiddetti holiday workers, ovvero coloro che combinano vacanze e lavoro.

“Dalle figure più junior fino ai dirigenti, il lavoro sta diventando quindi una prassi consolidata anche durante i momenti di pausa. Se da una parte questo denota un gran senso del dovere e vicinanza all’azienda, dall’altra il rischio che diventi una costrizione in grado di demotivare sul lungo periodo i collaboratori è molto alto. Con conseguente inclinazione verso fenomeni come il burnout e la ricerca di un nuovo impiego in grado di rispettare il work-life balance ricercato sempre più dai lavoratori e soprattutto dalle nuove generazioni – i professionisti di domani» spiega Eros Peronato, CEO & Head of Passion dell’HR company Amajor, e prosegue: «Lo smart working, che permette grande flessibilità e la possibilità di gestire al meglio il work-life balance, ha talvolta assunto una connotazione negativa: l’essere sempre a disposizione. La connessione ha legittimato comportamenti poco sani e che non hanno nulla a che fare con il benessere e l’equilibrio. Ogni strumento deve essere usato in maniera equilibrata e strategica intesa come visione di lungo periodo”.

Per evitare i rischi derivanti da un utilizzo inappropriato della strumentazione tecnologica e i suoi effetti sull’equilibrio vita-lavoro, alcuni Paesi europei hanno, già da tempo, teorizzato ed istituzionalizzato il diritto alla disconnessione, primo fra tutti la Francia, ma a seguire Belgio, Croazia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna.

L’ordinamento francese, anche sulla base delle esperienze derivanti dal terreno aziendale è intervenuto con una riforma contenuta nella Loi Travail dell’8 agosto del 2016, la quale ha introdotto e riconosciuto tale diritto, rimettendo sostanzialmente alla contrattazione collettiva la sua regolamentazione e tutelandone la salvaguardia.

Ma che cos’è il diritto alla disconnessione? Per diritto alla disconnessione si intende il diritto del lavoratore a non essere costantemente reperibile, ossia la libertà di non rispondere alle comunicazioni di lavoro durante il periodo di riposo, senza che questo comprometta la sua situazione lavorativa. La sua previsione è particolarmente importante nell’ambito del cd. “lavoro agile”.

In Italia, la disconnessione è stata prevista dalla legge n. 81/2017 che regolamenta lo smart working, la quale però, a differenza dell’ordinamento francese, non ha riconosciuto la disconnessione come un diritto e ha rimesso la regolamentazione della stessa alla negoziazione tra le parti (datore di lavoro e lavoratore), nel rispetto dei limiti di orario lavorativo giornaliero e settimanale.

Infatti, l’art. 19 della L. 81/2017 stabilisce che: “L’accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.

La genericità delle disposizioni legali in Italia fa sì che molto spesso la disconnessione rimanga nella pratica inattuata, emergendo quindi un problema di effettività. Inoltre, lasciando la regolamentazione della stessa alla libertà delle parti del rapporto, possono essere favorite le esigenze dell’impresa piuttosto che quelle del lavoratore.

Si auspica quindi, un intervento del potere legislativo che istituisca e disciplini anche a casa nostra il diritto a poter separare in maniera netta il tempo del lavoro e quello della vita privata e dello svago, in un’epoca che fa di tutto per fagocitarci nell’assillo della produzione e del superfluo. Sarebbe questo un passo verso un progresso giuridico, a tutela della salute psico-fisica e del benessere del lavoratore e del cittadino. Non manca molto, l’importante è pretenderne il rispetto, affinché diventi un vero e proprio diritto fondamentale della persona.

(foto: licenza pxhere – photo/1253383 – photo/1171302)