di ENRICO STINCHELLI – È un archivio molto vasto. Contiene di tutto: entusiasmi, furori, lettere, minacce liriche, denunce wagneriane.
Ho deciso da oggi di cominciare, piano piano, ad aprire l’Archivio Segreto. Quello vero. Quello che un giorno diventerà un grande libro, al quale apporrò la parola fine pochi istanti prima trapassare e al quale darò disposizione di essere pubblicato postumo, così da non dover rispondere a nessuno.
È un archivio molto vasto. Contiene di tutto: entusiasmi, furori, lettere, minacce liriche, dichiarazioni metafisiche, denunce wagneriane, raccomandate con ricevuta. Un materiale che dimostra una cosa sola: la melomania non è una passione. È una condizione ontologica. Da oggi, goccia a goccia, qualcosa ve la regalo.
Ecco una perla
Anno 2006. Una lettera raccomandata indirizzata contemporaneamente alla nostra trasmissione… e al Presidente della Repubblica. Sullo stesso piano istituzionale. Il mittente, già noto per averci corretto una citazione filosofica (Plotino non è Empedocle, sia chiaro), questa volta si muove in territorio kafkiano: evoca Il Processo, denuncia oscure violazioni del proprio domicilio, chiama in causa la giustizia, lo Stato, il destino. E noi?
Noi, convocati come organo para-costituzionale, mediatori tra il cittadino e il Quirinale. È in quel momento che ho capito una verità definitiva: in Italia l’opera lirica non è soltanto spettacolo. È materia da alta diplomazia. E questo è solo l’inizio.
L’Archivio è vasto.
E io ho appena sollevato il coperchio.
Raccomandata con aria di Stato. Anno 2006
Una raccomandata attraversa la penisola. Non è una lettera: è un atto lirico in prosa. Destinatari: – La Barcaccia di Rai Radio3. – Il Presidente della Repubblica. Nello stesso riquadro postale. Immagino il funzionario al Quirinale che apre la busta e pensa: “È per noi o per Radio 3?” Risposta: per entrambi. In pari dignità istituzionale.
L’autore — melomane di temperamento escatologico — ci informa che vive in una condizione degna di Kafka. Non metaforicamente: proprio Kafka citato, con titolo e maiuscole. Il Processo. Ma non basta.
C’è una lotta epica contro una “marmaglia di serpenti” (testuale), una battaglia per il diritto, la giustizia, la verità — e noi, evidentemente, siamo chiamati a svolgere un ruolo decisivo come intermediari tra il cittadino e la suprema autorità della Repubblica. E qui la melomania compie il suo salto quantico.
Perché discutere di un Si naturale mal sostenuto è cosa umana. Scrivere tre pagine per correggere Plotino è già segno di vocazione. Ma coinvolgere il Capo dello Stato in un contenzioso metafisico-domiciliare… Questa è grandezza wagneriana. C’è qualcosa di profondamente teatrale in tutto questo:
l’uomo solo, la casa violata, la giustizia ignorata, il destino avverso — e in mezzo, come un coro greco in FM, noi.
Noi, che pensavamo di parlare di bis operistici. La cosa più commovente non è l’enfasi. È la fiducia.
La certezza che, tra una citazione di Empedocle e un controdo di tenore, si possa risolvere l’assetto morale dello Stato. Altro che servizio pubblico. Qui siamo all’oratorio costituzionale. E da quel giorno ho capito una cosa: in Italia la lirica non è solo patrimonio culturale. È una competenza concorrente tra Regione, Stato e… radiofonia. Con ricevuta di ritorno.
Registra teatrale, Enrico Stinchelli è autore alla RAI – Radiotelevisione Italiana.
