A Lucca Fratelli d'Italia aperta la caccia
Cronaca di Lucca

Fratelli d’Italia, a Lucca più che una resa dei conti, una tregua 

di FABRIZIO VINCENTI – Silurare il presidente provinciale (eletto dall’assemblea degli iscritti) non è un segno di forza né di stabilità.

La pace, o meglio una tregua, pagata con la testa del presidente provinciale. In casa di Fratelli d’Italia si è consumato un clamoroso ribaltone durante l’ultimo coordinamento provinciale. Riccardo Giannoni, presidente eletto dagli iscritti solo due anni fa (ma era in carica dal 2021) con largo margine, è stato messo in minoranza grazie a una mozione di sfiducia sottoscritta da quasi tutti i rappresentanti del partito presenti nel massimo organismo provinciale. Una sostanziale unanimità che sorprende, visto che sinora il partito è stato tutto meno che unito. Giannoni non ha voluto far mettere in votazione il documento di sfiducia, firmato tra gli altri dall’onorevole Zucconi e dal consigliere regionale Fantozzi, due che in passato non hanno mancato di scontrarsi spesso per interposta persona, né si è dimesso, ma è chiaro che politicamente è stato azzoppato con una mossa che, secondo alcuni bene informati, gli è giunta se non del tutto inaspettata, almeno non attesa in quei termini. La vicenda ha assunto un respiro nazionale e ora a sciogliere la matassa sarà con ogni probabilità Roma, che a questo punto potrebbe inviare un commissario destinato a rimanere per un po’ da queste parti, visto che incombono importanti competizioni elettorali.

A Giannoni, probabilmente per lungo tempo il principale braccio destro di Vittorio Fantozzi, vengono rimproverati parecchi errori: da una gestione troppo accentrata del partito con il mancato coinvolgimento del resto del coordinamento, a una poco determinata e aggressiva campagna elettorale alle scorse Regionali (che vedevano come candidato proprio un esponente di Fratelli d’Italia). Dubbi sono stati avanzati anche sulle scelte che hanno portato alla composizione della lista dei candidati per un seggio da consigliere regionale nella provincia di Lucca, poiché sono rimasti fuori, con qualche sorpresa, alcuni esponenti dati come sicuri.

Partiamo dai dati con una comparazione: alla Regionali in provincia di Lucca, Fratelli d’Italia ha raggiunto il 29,27% dei voti (37.231) perdendo sia in percentuale che in seggi rispetto alla competizione più vicina, ovvero le Europee del 2024, quando arrivò al 32,13% e ben 50.441 voti. I numeri sono  significativi, soprattutto tenendo conto che alle Europee i votanti in provincia furono solo il 48,21%, mentre alle Regionali dello scorso ottobre si è toccato il 56,65%. Dunque, Fratelli d’Italia ha lasciato sul campo, nonostante il maggior afflusso alle urne, oltre 13mila voti. E considerando il buon momento del partito a livello nazionale, qualche domanda verrebbe da farsela se tutto va nel migliore dei modi da queste parti. Per quanto la campagna elettorale sia stata moscia sino all’imbarazzo, difficile però attribuire le colpe al solo Giannoni, secondo uno schema italico sin troppo rodato, quello del capro espiatorio.

Circa le tensioni interne, invece, sin troppo facile aggiungere che vengono da lontano: il partito, anche quando veleggiava su percentuali molto più modeste, è stato sempre spaccato in due: da un parte la componente che fa capo all’onorevole Zucconi, dall’altra quella che vede nel consigliere regionale Vittorio Fantozzi il suo riferimento. Un confronto-scontro, anche sulle stesse visioni e sul posizionamento del partito, che si è alimentato per anni e che ha vissuto momenti di gravi tensioni sfociate addirittura in uno strascico davanti ai probiviri del partito nonché in tribunale proprio tra Giannoni e il suo vice di allora Giannini. Come se non bastasse, duri confronti e lotte non sono certo mancati in vista dei congressi e nella scelta dei candidati consiglieri e sindaci. Anche all’interno dello stesso consiglio comunale del capoluogo si sono respirate (e si respirano) alcune tensioni e posizioni differenziate, riaffiorate anche di recente con la scelta di appoggiare in ordine sparso i candidati al consiglio regionale, nonostante che in lista vi fosse Mara Nicodemo, ovvero una delle rappresentanti del partito a Palazzo Santini. Il malessere, insomma, covava da tempo sotto la cenere. E nemmeno poi tanto sotto.

Il clima dunque è tutt’altro che calmo, il processo di maturazione della classe dirigente locale è risibile (e in questo viene da aggiungere con una sostanziale continuità con quanto avvenuto sin dai tempi di Alleanza Nazionale e del PdL). Lo schema, infatti, è il solito: pochi uomini, spesso uno soltanto e mai del capoluogo, ai vertici. Il resto, a fare comparse o quasi. La continuità, almeno sotto questo punto di vista, c’è tutta, al netto del fatto che negli ultimi anni la conflittualità era aumentata proprio per la presenza di due componenti che hanno loro rappresentanti in buona parte delle amministrazioni locali. Componenti che, proprio sul siluramento di Giannoni, si sono per una volta compattate. La sensazione, e qualcosa di più, è che si possa arrivare a una pace, o almeno a una tregua, in vista di alcuni appuntamenti fondamentali, a cominciare dalle prossime elezioni comunali a Viareggio, dove è in atto un sommovimento incredibile con l’uscita di scena di Del Ghingaro (uscita di scena come candidato sindaco…), e nel 2027 per quelle previste a Lucca e per le Politiche, cruciali per un eventuale Meloni bis.

E allora qualche bene informato azzarda uno scenario che taluni definiranno di fantapolitica. Ma che tanto di fantapolitica non pare comunque essere. Proviamo a sintetizzarlo: il deputato uscente del collegio è Riccardo Zucconi, che a Roma ha fatto bene e che ha avuto incarichi importanti, ma è alla seconda legislatura e in molti ipotizzano che possa cedere il passo. In quel caso, il primo, forse unico sostituto (a meno che non esca un nome fuori dagli attuali perimetri del partito…) stante l’attuale maturazione della classe dirigente, è proprio Vittorio Fantozzi, ovvero il consigliere regionale appena rieletto, che prenderebbe il posto di quello che nel partito è il suo principale antagonista sul territorio.

Finita qui? Nemmeno per sogno. Se Fantozzi dovesse lasciare il seggio in Regione per volare a Roma, il primo dei non eletti a Firenze è il sindaco Michele Giannini, una delle persone più vicine all’onorevole Zucconi. In pratica, con due incastri ci sarebbe un giro di valzer di poltrone con tutti (o quasi) contenti. Ma perché una ipotesi di questo genere prenda corpo, va da sé, serve anche un clima svelenito da tante, troppe tensioni. E, secondo alcune ricostruzioni, l’esautoramento di Giannoni, forse l’esponente che più si è esposto nella diatriba interna, è proprio il primo passo per provare a ricompattare il partito e mettere, almeno per il momento, una pietra sopra certi rancori. Possibile? Sì, possibile. Soprattutto se si pensa che la politica è l’arte del possibile e addirittura dell’impossibile, come ricordava l’ex presidente della Repubblica Ceca Havel.

Ma attenzione anche ai riflessi che la vicenda inevitabilmente genererà anche a Roma: qualunque sia il giudizio sull’operato di Giannoni, Fratelli d’Italia non esce bene (per l’ennesima volta) da una vicenda interna: silurare il presidente provinciale (eletto dall’assemblea degli iscritti) non è certo un segno di forza. Né tantomeno di stabilità. Proprio due dei cardini della politica della sua leader.