Irene galletti si è maniata tutto il tonno
Cronaca di Lucca

E la Galletti 5 Stelle s’è rimangiata tutto il tonno

di FABRIZIO VINCENTI – C’era una volta una scatoletta di tonno da aprire. Da gettare e sostituire per la partecipazione della gente.

C’era una volta una scatoletta di tonno da aprire. Da squartare. Da gettare e sostituire con un sogno di libertà in grado di far finalmente trionfare la voglia di partecipazione del popolo, della gente. Quella scatoletta di tonno è sempre lì, intatta, se possibile ancora più solida, ma contiene, ben immerso nell’olio sempre lubrificante del potere, coloro che sino a qualche anno fa volevano compiere una rivoluzione prima ancora che politica, culturale, esistenziale.

La parabola triste, per certi versi potremmo dire simile a una truffa politica, dei Cinque Stelle è una di quelle storie che fanno male a raccontarla, perché in Grillo e soci avevano creduto davvero in tanti e in tanti si erano augurati l’arrivo di un’aria nuova nei palazzi del potere, quell’aria nuova che, in una prima fase, aveva persino impedito il contatto con i giornalisti, prodotto gli incontri con i leader degli altri partiti in streaming, perché non c’era nulla da nascondere.

Quella fase è finita da anni, forse da quando una forza antisistema come il 5 Stelle decise di votare a capo della commissione europea l’emblema dei poteri forti, delle lobbies che negli ultimi anni hanno devastato l’Europa a suon di direttive e linee guida indecenti quando non autolesionistiche. Era il 2019, quando è morta la prospettiva di un governo antisistema a guida 5 Stelle e Lega. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, basti pensare che i 5 Stelle hanno trovato il modo di allearsi con il nemico, ovvero con l’impresentabile (parole loro) Pd e poi di sostenere persino un banchiere come Draghi, in buona (si fa per dire) compagnia.

Ma la parabola dei 5 Stelle ha subìto, una volta eliminati i leaders storici e con il partito saldamente nelle mani di Giuseppe Conte, altri giri di valzer che farebbero arrossire chiunque avesse un pizzico di pudore. L’ultimo caso, arriva dalla Toscana, dove i 5 Stelle, hanno dato vita ad un alleanza elettorale con il Pd.

“Chi sta con il Pd è un po’ truffatore”, sentenziava solo qualche anno fa l’onorevole Taverna che in altre circostanze aveva invece utilizzato termini decisamente più coloriti per qualificare il principale partito della sinistra.

Direte: cosa c’è di strano? In fin dei conti, si stanno alleando un po’ ovunque con la Schlein e la sinistra estrema. Il famoso campo largo. Vero. Ma forse è il caso di andarsi a rileggere alcune dichiarazioni del consigliere regionale uscente Irene Galletti che soltanto due anni fa così parlava del Pd regionale: “Il Pd toscano dimostra ancora molta confusione sulla propria identità di partito, e l’influsso di Schlein e Fossi è quasi impercettibile. Nessuno poi si sognerebbe un campo largo che includa Italia Viva o altre forze ultraliberiste più legate alla finanza speculative che all’interesse della popolazione: nostri valori e idee di fondo di stampo sociale, progressista ed ecologista non sono negoziabili, per questo siamo aperti a partner politici solo se condividono la stessa base di partenza”.

Nella lista di Giani alle prossime elezioni, per la cronaca, ci sono esponenti vicini a Italia Viva. Andiamo avanti con le citazioni, sempre di soli due anni fa, quando Galletti era all’opposizione in Regione: “C’è una distanza siderale tra la linea politica di Giani e la nostra, e anche quella della segreteria toscana di Fossi sembra essere molto distante dallo stile di governo del Presidente di Regione. Gli inviti a convergere finora sono rimasti un esercizio di vuota retorica, poiché vengono richiesti senza una discussione aperta. Servono semplicemente a creare un alibi politico. Se Giani vuole convergenza sui temi deve sedersi ad un tavolo con noi e discuterne apertamente, e questo fino ad ora non è mai stato fatto”.

Al tavolo, in effetti, si sono seduti, trovando un accordo che ha fatto molto discutere. Nei 23 punti concordati si prevede anche un reddito di cittadinanza regionale che, come noto, ha eliminato la povertà quando è stato proposto a livello nazionale, soprattutto in provincia di Napoli dove i beneficiari sono stati in numero superiore a tutto il Nord Italia. Ma c’è anche un impegno a «sottoscrivere un protocollo vincolante per il rafforzamento dei presidi di legalità, trasparenza e correttezza amministrativa» e forse viste le disavventure della prima fase del mandato di Giani (vedi vicenda delle concerie) potrà servire. Problemi, invece, si segnalano sul fronte dell’ampliamento dell’aeroporto (vero chiodo fisso dei fiorentini) di Peretola, sul rigassificatore di Piombino e sulla nuova base militare di San Rossore.

Come si concilieranno le due linee, quella di un Pd che in Toscana comanda da una vita e mira a gestire il potere e quella di una forza che ancora si atteggia a opposizione dura e pura? Sembra chiaro che il Movimento calerà la testa, cercando di salvare la faccia. Del resto, l’obiettivo è arrivare nella stanza dei bottoni. Punto. A tal fine, Galletti ha anche ottenuto la deroga dal Movimento per ricandidarsi: era a due mandati, si doveva fermare, ma evidentemente, un po’ come nella Fattoria degli animali di Orwell i decaloghi le leggi scritte sulla pietra, si possono pur sempre rivedere e si può passare dal “non poter dormire nei letti degli uomini” a “non poter dormire nel letto degli uomini con le lenzuola”, come scriveva il noto romanziere. E, a proposito di candidature, alzi la mano chi sa come sono state concepite in casa 5 Stelle? Ve lo diciamo noi: con una sorta di plebiscito sul web, avvenuto due domeniche fa, a un pugno di giorni dal termine ultimo della presentazione delle liste.

Gli iscritti della Toscana che avevano diritto di esprimersi sono stati chiamati al gravoso compito di dire “Sì” o “No” a una lista di nomi proposti. Già, niente autocandidature come ai bei tempi della paventata rivoluzione, ma una lista unica da votare o respingere. Dunque chi abita a Massa era chiamato a decidere anche per chi si candida a Grosseto, e via dicendo. Dateci un sì o un no, insomma. E andate in pace.

I 5211 iscritti alla piattaforma non l’hanno presa benissimo, del resto i mal di pancia interni sono fortissimi da tempo. Si sono espressi soltanto in 1405, il 26,96% del totale di coloro che essendo iscritti da almeno sei mesi al Movimento avevano la possibilità di esprimersi, e tra essi il 72,6% (1020) ha dato il via libera, il restante 27,4% (385) ha invece votato contro. Nel caso, più accademico che altro, di un voto negativo, veniva assicurato che si sarebbe provveduto con le autocandidature che tanto facevano moda in passato. A una manciata di ore dal termine ultimo per la presentazione delle liste sarebbe stata sicuramente una passeggiata organizzativa…

Al di là di tutto, resta il dato, davvero sconfortante, dei votanti: il 20 per cento degli iscritti sta sostenendo questo modo di fare, la distanza tra la base e il vertice, proprio uno dei problemi che il 5 Stelle si proponeva di superare, fa comprendere come tra essi e gli altri partiti ormai non vi sia nessuna differenza se non quella di voler continuare a utilizzare in modo quantomeno discutibile e per certi versi ipocrita gli strumenti di consultazione popolare.