Cronaca Versilia

Cristiano De André alla Versiliana nel ricordo del padre

di Antonietta Bandelloni – Cristiano De André porta alla Versiliana il “De André canta De André Best of – Tour 2026” e racconta il padre Fabrizio e le sue parole.

La voce e la forza di Fabrizio De André è tornata brillare ieri sera sul palco del 47° Festival La Versiliana, mediante l’amore e la potenza di quella figlio Cristiano. Una serata emozionante fatta di memoria, musica e racconti di uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.

Cristiano De André si è messo in gioco raccontando il suo divenire uomo accanto a un padre ingombrante, amatissimo e considerato un genio.

Sul palco del 47° Festival la Versiliana è arrivato il progetto “De André canta De André Best of – Tour 2026”, in cui Cristiano porta sul palco il repertorio del padre reinterpretato con la sua profonda sensibilità.

“Ho scelto brani che ho riarrangiato nei quattro album “De André canta De André” dedicati a mio padre. Ho scelto il meglio, secondo me, di queste mie rivisitazioni. È stato un lavoro meticoloso, fatto con grande attenzione, amore e rispetto”

Cristiano non cerca mai di imitare Fabrizio ma mantiene vivo il suo patrimonio musicale che non passa mai di moda e continua a raccontare anche la società di oggi.

Cristiano De André, tra memoria e musica

Il concerto si apre con “Mégu megún”, un brano pubblicato nel 1990 che racconta in modo ironico la lamentela di un ipocondriaco contro il proprio medico. Segue a ruota un’altra canzone in genovese, “Â çìmma”, con Cristiano alla chitarra.

Sul palco, insieme a lui, una band di musicisti di grande livello: Osvaldo Di Dio alle chitarre, Davide Pezzin al basso e al contrabbasso, Luciano Luisi alle tastiere e Ivano Zanotti alla batteria.

Cristiano non è semplicemente il figlio di Fabrizio ma dimostra di essere un grande artista con un’ampia formazione musicale alle spalle. Diplomato in violino al Conservatorio Paganini di Genova, durante la serata alterna chitarra acustica e classica, bouzouki, pianoforte e violino.

Il repertorio attraversa alcune delle pagine più note della produzione di Fabrizio De André, da “Marinella” a “Bocca di Rosa”, da “Amico fragile” a “Volta la carta”. Nei racconti, tra un brano e l’altro, il concerto Cristiano pare avere lì accanto la presenza fissa del padre.

“Ero innamorato di mio padre”

Cristiano racconta di essere cresciuto respirando la musica, tra i concerti, musicisti e tecnici del suono. “Io adoravo tutti gli strumenti, ero affascinatissimo, i musicisti, il palco, l’atmosfera che si creava. Era proprio la mia vita. Ero affascinato, innamorato di mio padre“.

Un amore che però doveva sempre fare i conti con le tante sfaccettature del rapporto tra un padre e un figlio. Fabrizio De André, racconta Cristiano, avrebbe preferito per lui una strada completamente diversa. Voleva che diventasse veterinario e lavorasse nella tenuta di famiglia in Sardegna: “Lui mi avrebbe voluto veterinario, non musicista”.

Cristiano, però, aveva scelto la musica e non poteva accantonare la sua passione per gli strumenti. Fu così che si iscrisse al conservatorio dopo anni di discussioni accese con Fabrizio.

Il confronto impossibile con Fabrizio De André

Cristiano racconta quanto sia stato difficile costruire una propria identità artistica quando ogni tentativo sembrava inutile dinanzi alla genialità di Fabrizio: “Ogni volta che scrivevo qualcosa di mio mi sentivo dire: carino, ma tuo padre però… Ho sempre cercato di trovare una strada, e spero e credo di averla trovata finalmente“.

Cristiano condivide generosamente con il pubblico il momento più emozionante della sua carriera: quando riuscì per la prima volta a condividere il palco con il padre. Durante l’ultimo tour di “Anime salve”, Cristiano entrò stabilmente nella formazione, prendendo il posto che era stato di Mauro Pagani e suonando diversi strumenti accanto al padre.

“Ho scritto tanto contro la guerra, ma non è servito a nulla”

Cristiano racconta che una sera il padre lo prese da parte e gli confessò: “Ho scritto tanto contro la guerra, contro i soprusi del potere, in favore degli ultimi, ma mi rendo conto che non è servito assolutamente a un cazzo”.

Parole dure, che Cristiano dice di aver compreso soprattutto in questo momento storico: “Solo adesso mi accorgo che aveva davvero ragione”.

Secondo Cristiano, non basta ascoltare e condividere le parole di Fabrizio De André. Non basta cantarle, applaudirle o emozionarsi davanti a esse ma bisogna provare a trasformarle in azioni.

“Se rimane una parola non cambierà mai niente. Provate anche a metterli in pratica, perché se si mettessero in pratica i suoi testi, si vivrebbe indubbiamente in un mondo migliore”.

L’ultimo brano e l’appello alla pace

Prima del bis, il concerto si chiude con “La canzone dell’amore perduto”. Quando partono le ultime note, gli applausi si trasformano in una standing ovation per Cristiano De André e per i suoi straordinari musicisti. Cristiano ricorda anche quello che diceva Don Andrea Gallo: “I Vangeli sono cinque, quattro quelli canonici e il quinto è quello secondo De André”.

Cristiano De André ieri sera a La Versiliana ha dimostrato quanto le canzoni di Fabrizio ancora siano parola viva, capace di mettere a fuoco il presente.