L’opera di Giacomo Puccini al Teatro Colon di Buenos Aires, direttore d’orchestra Beatrice Venezi, 106 anni dopo la prima diretta da Tullio Serafín.
di ALDO BELLI
Dal 2 maggio è in scena a Buenos Aires Il Trittico di Giacomo Puccini. E la giovane lucchese, ancora una volta, ha incantato l’Argentina.
“Beatrice Venezi condujo la Orquesta Estable, logrando una muy buena versión musical, sólida, potente, homogénea y sin fallas….” ha scritto Gustavo Gabriele Otero su Mundoclassico.com. “Beatrice Venezi ha diretto l’Orchestra Permanente, realizzando un’ottima versione musicale, solida, potente, omogenea e impeccabile. Eccellente il rapporto sonoro tra la buca dell’orchestra e la scena” (Otero è conosciuto in Italia anche come collaboratore della rivista L’Ape musicale).
Per Clarin (400.000 copie di tiratura, il quotidiano argentino più letto del Paese) la produzione del fiorentino Pier Francesco Maestrini ha spinto all’estremo l’incontro di Puccini con Dante (Margarita Pollini), costringendo gli elementi delle tre opere (Il tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi) “a essere funzionali alla sua idea, il cui risultato finale è stato tutt’altro che soddisfacente”. Altri più seccamente hanno censurato la versione di Maestrini (scene Nicolas Boni, costumi Stefania Scaraggi, video Nicolás Boni e Matías Otálora, luci Daniele Naldi), giudicandola ispirata più alla Divina Commedia, con evidente citazione delle famose illustrazioni di Gustave Doré, che ai libretti delle tre opere di Puccini, “rendendo imperfetta la visione complessiva e marcata da una qualche monotonia”.
La Nacion l’ha pensa diversamente (Cecilia Scalisi): “Il Teatro Colón ha offerto uno spettacolo abbagliante con un’eccellente realizzazione, sia musicalmente (voci, cori e orchestra) che scenicamente, il sorprendente concetto di questa produzione originaria del Teatro Comunale di Bologna, adattata e allestita per la sua versione al Teatro Colón, rende omaggio alla poesia lirica come grande esperienza di arte totale”.
“Vedo il Trittico come la concretizzazione del progetto dantesco che tanto attrasse Puccini senza realizzarlo” ha dichiarato Maestrini a Connessi all’Opera: “c’è l’Inferno di quelle anime dannate che, nel Tabarro, si ammazzano di lavoro al servizio di un barcaiolo, il loro Caronte; c’è il Purgatorio nell’espiazione di Suor Angelica per il peccato commesso; c’è il Paradiso in quel Gianni Schicchi che è l’unico vero soggetto dantesco, ma convertito da episodio infernale a commedia: un colpo di genio!”.
“Redimidos por la música” scrive Clarin. E aggiunge: “Fortunatamente, i circa 40 solisti, il corpo stabile e la direzione musicale riescono a superare qualsiasi tempesta. Beatrice Venezi dirige con sicurezza, flessibilità e conoscenza dello stile un’Orchestra che risponde con eccellenza; notevole è anche il Coro permanente e il Coro dei bambini”. Per La Nacion: “Dalla buca, le sfumature sono state accompagnate da un’Orchestra permanente che suonava sicura, fluida e senza cliché sotto la direzione di Beatrice Venezi, che indossava un abito rosa con ricami di paillettes e un mantello con strascico, degno di nota per la sua stravaganza e inusualità e perché, in contrasto con la tradizionale modestia con cui i direttori d’orchestra occupano il leggio nella buca, l’abito dell’italiana è una chiara dichiarazione delle sue aspirazioni”.
Il Trittico debuttò il 14 dicembre 1918 al Metropolitan Opera di New York, nel gennaio 1919 andò in scena al Teatro Costanzi di Roma, e il 10 luglio di quell’anno Tullio Serafín diresse la prima al Teatro Colón ha ricordato Santiago Giordano su Pàgina 12.
Una bella soddisfazione Il Trittico al Colón diretto da un’italiana dopo 106 anni dal debutto di un altro italiano celebre nel mondo come uno dei più puntuali interpreti del repertorio operistico quale fu Tullio Serafín. E’ inquietante pensare che questa soddisfazione personale del direttore d’orchestra lucchese non sia stata considerata anche un motivo di soddisfazione e di orgoglio italiano. Ho fatto questa ricerca su Google: “Beatrice Venezi Il Trittico Teatro Colon Buenos Aires”; nelle 7 pagine visualizzate in totale non c’è traccia di un articolo di giornale pubblicato in Italia.

Redazione Lucca Times.
