di FABRIZIO VINCENTI – Una situazione abbastanza ingarbugliata in un partito dove la pace pare non riuscire proprio mai a scoppiare, alleanze che si sciolgono come neve al sole.
“Molto rumore per nulla” è il titolo di una della più celebri commedie teatrali scritte da William Shakespeare e pare adattarsi plasticamente per definire il momento che il principale partito italiano sta passando a Lucca e provincia. Ci riferiamo naturalmente a Fratelli d’Italia che dalle nostre parti, sia pure lievemente sorpassato dal Pd, è di gran lunga la maggiore forza del centrodestra.
Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di parlare del tentativo, decisamente maldestro alla resa dei conti, di detronizzare il coordinatore provinciale Riccardo Giannoni. Vale la pena riassumere brevemente i fatti, anche perché le puntate, in casa di Fratelli d’Italia, sono talmente tante da rischiare di perdersi lo sviluppo della trama di quella che a volte sembra una delle telenovelas brasiliane che tanto successo raccolsero a inizio anni 2000.
Nel novembre scorso, a Giannoni fu recapitata una vera e propria mozione di sfiducia firmata (ma non messa ai voti) dai maggiorenti del partito: dall’onorevole Zucconi al consigliere regionale Fantozzi, oltre a un buon numero di esponenti del coordinamento provinciale, tra cui alcuni presidenti di circolo che imputavano all’attuale coordinatore sia una gestione troppo accentrata del partito con il mancato coinvolgimento del resto del coordinamento, sia una modesta campagna elettorale alle scorse Regionali che vedevano come candidato governatore proprio un esponente di Fratelli d’Italia.
Per non parlare delle scelte nella composizione delle liste. Una mossa in una qualche misura a sorpresa, perché vedeva convergere sulla stessa posizione esponenti da sempre molto distanti, proprio come Zucconi, Giannini e Fantozzi, con quest’ultimo che fino a poco tempo prima era il referente politico dello stesso Giannoni.
Sembrava, e in una situazione di normalità lo poteva essere, l’inizio della fine per quest’ultimo, che era stato di fatto scaricato da una componente autorevole del partito. E invece le settimane sono passate e lo scenario si è trasformato in una sorta di traversata nel deserto nella quale l’oasi sarebbe dovuta essere la comunicazione del commissariamento direttamente dai palazzi romani. Una pia speranza, anche perché a Roma non hanno mangiato la foglia. E se già l’operazione era stata vista in malo modo (il danno di immagine al partito è stato evidente dal primo momento e il tentativo di scalzare un eletto dalla massima assise provinciale non può mai esser visto bene, anche perché c’è il rischio emulazione), molto da pensare deve averlo provocato anche la reazione successiva di coloro che intendevano arrivare a un cambio alla guida.
Il motivo è presto detto: in una situazione del genere, ovvero quando si prova a ribaltare gli equilibri di un partito, di solito ci si dota di una strategia di uscita, ovvero di un piano che preveda il percorso da seguire e, possibilmente, il nome nuovo da piazzare. Di tutto questo pare non ci sia stata traccia. E tantomeno comunicata a Roma. Da dove, a quel punto, si sono guardati bene dall’avallare una situazione che pareva avere solo una valenza distruttiva, forse frutto di sole convergenze temporanee.
Nel frattempo, Giannoni ha provveduto, regolamento alla mano, a sostituire un certo numero di componenti del coordinamento provinciale, alcuni dei quali erano decaduti, altri che non essendo eletti ma nominati potevano essere sostituiti a sua discrezione per quanto fossero frutto di un accordo politico al momento della sua elezione. L’effetto finale è stato quello di blindare il coordinamento con una maggioranza a lui vicina.
Ma la partita non è finita: perso il primo tempo, sembra cominciare ora il secondo, attraverso l’ipotesi di un congresso anticipato, sempre con l’obiettivo di cambiare gli equilibri interni al partito e la sua leadership. Come? Giocando sul fatto che in altre realtà provinciali vicine si dovrebbe andare a congresso quest’anno e che a Lucca il mandato di Giannoni scadrebbe agli inizi del 2027 (è stato eletto nel dicembre del 2023 per tre anni ma è entrato in carica nel febbraio 2024).
Un congresso nei primi mesi del 2027 pare però improbabile, visto che da lì a poco a Lucca si voterà per le comunali nonché per le politiche nazionali. Dunque, ecco lo schema: anticipare lo stesso entro quest’anno e andare alla conta, operazione peraltro dai numeri che appaiono incerti. L’alternativa, come è successo molte volte in passato, è rinviare la stagione congressuale all’autunno del 2027, una volta messo alle spalle il momento elettorale.
Come si vede, una situazione abbastanza ingarbugliata in un partito dove la pace pare non riuscire proprio mai a scoppiare, basti pensare che nelle scorse settimane è arrivato un altro documento, stavolta da Viareggio, dove si è tentato (senza esito) di sfiduciare il coordinatore comunale Marco Dondolini; dove le alleanze, a volte della durata di anni e ritenute di ferro, paiono sciogliersi come neve al sole dando vita a nuove, inedite, combinazioni.
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