Raspini dietro le quinte a Lucca
Cronaca di Lucca

Dimissioni ma nessuna uscita di scena per Raspini

di FABRIZIO VINCENTI – Le dimissioni di Raspini dal Consiglio Comunale di Lucca continuando a dirigere l’opposizione dietro le quinte.

Francesco Raspini ha rassegnato nei giorni scorsi le dimissioni dal consiglio comunale cittadino. La sua avventura, sicuramente amara tra i banchi dell’opposizione dopo aver cullato il sogno di prendere il posto del sindaco uscente Tambellini, è durata circa tre anni. Da circa un anno, quello che era per il centrosinistra l’erede designato alla poltrona di Palazzo Orsetti, aveva pensato di ritagliarsi un ruolo all’interno dell’amministrazione provinciale andando a ricoprire l’importante e ovviamente retribuito incarico di capo di gabinetto del presidente provinciale Marcello Pierucci. Da quel momento in poi, la sua posizione nel consiglio comunale si era fatta più complicata consigliandogli di mantenere un profilo un pizzico meno esposto.

Ora, alla luce delle dimissioni si profila una uscita di scena definitiva per quello che era l’astro nascente della centrosinistra (ma non certo benamato da una parte dello schieramento) cittadino? Probabilmente no. Ripartiamo proprio dalle parole di Raspini che, nel comunicato in cui annuncia le dimissioni, parla anche delle prospettive future. “È il momento di aprire – spiega – una nuova stagione politica per il centrosinistra lucchese. All’indomani delle elezioni regionali che hanno visto l’affermazione della coalizione progressista, anche nella città di Lucca, è tempo di aprire il cantiere che condurrà all’individuazione di un candidato forte e autorevole per le elezioni comunali del 2027. Il centrosinistra a Lucca è vivo ed è nelle condizioni di poter riconquistare la guida della città, ma serviranno nomi diversi da quelli che hanno maggiormente contrassegnato la precedente esperienza di governo. Ecco perché ho deciso di fare un passo indietro e di farlo in questo momento. Il tempo dell’opposizione si sta concludendo e inizia quello della costruzione dell’alternativa. Un percorso in cui c’è bisogno di tutti, sicuramente anche di chi è stato protagonista della stagione precedente, ma – credo – in un ruolo più gregario e defilato”.

Al di là del fatto che Raspini sembra consigliare anche ad altri della sua generazione di fare un passo indietro (Serena Mammini? Chiara Martini?) e al netto degli elogi mossi alla giunta Tambellini, di cui ha fatto del resto parte per nove anni salvo il fatto di aver, anche in campagna elettorale, dato vita a tensioni proprio con l’ex sindaco che qualcuno dice gli siano costati voti determinanti, la sensazione è che per il vice questore in aspettativa il cammino con la politica sia tutt’altro che terminato o anche solo attenuato.

E, in una qualche maniera, lo testimonia anche la scelta del momento per dimettersi. Raspini, non casualmente, ha scelto di attendere il voto regionale, in preparazione del quale si è direttamente impegnato per la composizione delle liste elettorali ed è stato tra coloro che hanno sposato la candidatura di Mario Puppa (per quanto a Lucca vi fosse candidato proprio anche l’ex sindaco Tambellini, trascinato nell’avventura conclusasi con un flop, anche per contrastare la possibile discesa in campo di Luca Menesini). 

Questo ruolo dietro le quinte, ma non certo meno importante e centrale non è nuovo. Anzi, è datato. Visto che lo ha ricoperto anche durante le elezioni provinciali, favorendo l’ascesa di Pierucci di cui è divenuto poi uno dei principali collaboratori. Dunque, Raspini è entrato nelle principali partite degli ultimi anni, non ultima la battaglia per evitare, grazie al clamoroso dietrofront del Pd regionale, di garantire una proroga a Geal. Proroga che poi, nonostante l’ennesima conferma della scarsa attenzione al territorio del Pd lucchese da sempre ligio ai dettami del Partito regionale, è comunque arrivata per altra via. Discorso a parte sarebbe semmai dare una valutazione se il Pd di Lucca è uscito bene dalle strategie elaborate. Francamente ci è parso un mezzo disastro: in Provincia non c’è nemmeno un esponente del Pd di Lucca sui banchi della maggioranza; in Regione, per la prima volta da parecchio tempo, nessun esponente del capoluogo è presente né in consiglio e tantomeno in giunta. Ovviamente nemmeno in Parlamento, giusto per chiudere il cerchio, ma nei primi due casi il Pd è al governo e dunque il dato è davvero sconsolante. L’attuale peso del Pd di Lucca è davvero ai minimi termini.

Appare quindi difficile allinearsi alle parole del capogruppo comunale Alfarano che parla di un “punto di svolta per ripartire”. Punti di svolta, francamente, non ne vediamo. Diciamo che un punto di chiarezza sarebbe potuto e dovuto arrivare un anno fa, quando Raspini fu scelto come capo di gabinetto in Provincia: i ruoli di feroce oppositore del sindaco Pardini e quello istituzionale di braccio destro del presidente provinciale avrebbero consigliato di chiudere sin da quel momento l’esperienza in consiglio comunale. Difficile infatti attaccare a testa bassa, spesso con furore, il sindaco e poi pochi minuti dopo indossare i panni più rassicuranti del grand commis, del funzionario pubblico destinato a incontrare anche il sindaco in un altro contesto. Raspini, dimostrando nella circostanza inusualmente scarsa sensibilità istituzionale, sottolineata a suo tempo anche da esponenti della sinistra, ha preferito andare avanti nei doppi panni per un anno intero. C’è chi dice per evitare il più possibile l’ingresso di Valeria Giglioli al suo posto, visto che appartiene a Avs e non al Pd. Ma qualcuno ipotizza che sia stato soprattuto il modo per giocare (da leader dell’opposizione del capoluogo) la partita delle regionali. 

In ogni caso, Raspini con le dimissioni non ha fatto nessun concreto passo indietro da un punto di vista dell’impegno politico, visto che sta continuando a ricoprire un ruolo centrale nelle scelte del Pd locale. Ed è persona molto intelligente per capire che una sua eventuale ricandidatura nel 2027 era ed è sempre stata praticamente impossibile. Dunque, il suo ruolo all’interno del consiglio comunale era nato morto in quell’estate del 2022 che è valsa l’ennesima psicodramma della sinistra straconvinta di vincere a Palazzo Orsetti. Meglio sarebbe stato interrompere lo scorso anno oppure rimanere leader dell’opposizione come segno di rispetto per i propri elettori non accettando il ruolo in Provincia. Dimissioni a parte, Raspini proverà a continuare a dare le carte e ad essere tra i protagonisti nella scelta del candidato che si opporrà a Pardini.