Beatrice Venezi e le maldicenze su Open
Attualità

La Maestra Gianna Fratta se ne faccia una ragione

Due interviste consecutive di Alba Romano su Open per parlare male di Beatrice Venezi, i portieri delle maldicenze per un bagliore di visibilità.

Parlare male degli altri è un modo poco elegante per farsi pubblicità. Calumniator dupliciter peccat: contra veritatem et contra proximum, diceva Tommaso d’Aquino nel “Summa Theologiae”, la maldicenza pecca doppiamente: contro la verità e contro il prossimo. La maldicenza diventa così, con Tommaso, un danno sociale e non solo morale. Questa è la sola ragione che induce a commentare i due articoli di Alba Romano pubblicati su Open con il direttore d’orchestra di Erba, Gianna Fratta (29 settembre e 27 novembre).

La Maestra Fratta viene consecutivamente invitata a parlare ai lettori di Open, e nella sostanza sparlando del direttore d’orchestra Beatrice Venezi. Le sei lauree che vanta, probabilmente, non sono servite ad insegnarle il cattivo gusto del parlare male di una collega: gli anglosassoni lo definirebbero “lack of professionalism”. Letteralmente: mancanza di professionalità.

In compenso, da Maestra la Fratta si eleva anche a maestrina. Scrive la Romano: “… in ogni caso, bisognerebbe chiamarla Maestra”. Infine commenta che lei (la Venezi) si fa chiamare Maestro. “È una scelta arbitraria, che non segue le regole della grammatica. Ci vuole consapevolezza da parte delle donne anche nella scelta delle parole: nei mestieri apicali ci siamo anche noi e quindi possiamo usare il femminile” dice la Fratta. Il Maestro Venezi, sommersa la scorsa settimana dagli applausi del pubblico al Teatro Colon (“La Traviata”), è già in cartellone per dirigere la “Carmen”, i “Pagliacci” e “Cavalleria Rusticana”: non risulta che qualcuno fuori dall’Italia si sia posto problemi grammaticali. In verità, non mi risulta neppure che l’uso dei termini “neutri” (nella lingua italiana solo apparentemente declinati al maschile) abbiano mai costituito un’ostacolo alla dignità e all’emancipazione femminile. Un po’ di femminismo politically correct, però, non guasta anche solo come condimento: sgrammaticata e priva della consapevolezza di genere, ma che donna è questa Venezi?

Se è umanamente comprensibile l’angoscia che possono provocare ad un’artista di mezza età i sogni non realizzati, e anche un po’ d’invidia verso una giovane collega di successo internazionale a soli 35 anni, peccatum gravissimum (direbbe Tommaso) rimane il giornalismo al quale si addice ciò che scriveva Honoré de Balzac descrivendo gli “huissiers de la médisance”: i portinai della maldicenza. Pronti a cavalcare la fama altrui denigrandola, pur di ricevere un po’ di notorietà.

Eppure, Gianna Fratta è una professionista, credo pure Alba Romano (anche se non sono riuscito a trovare niente prima del suo arrivo a Open nel 2024). E questo non conforta. Perché significa che il clima civile in Italia è arrivato ad un punto tale di oblio della ragione (è diventato normale ascoltare tutto e il contrario di tutto dalle stesse voci, la competizione pubblica nella quale non esistono più avversari ma solo nemici, il confronto improntato sullo scontro anziché sul dialogo), che anche le persone perbene corrono il rischio di perdere il senso e il peso delle parole.

La mal dicenza è come il carbone, se non ti brucia ti sporca.