di Enrico Stinchelli – Trieste, il nuovo girone dei direttori dannati – L’opera buffa dell’informazione. A Venezia la Fenice vola per le calli, a Trieste… ristagna.
È questa, secondo le autorevolissime fonti sindacali-fantasmatiche e il profeta delle indiscrezioni, Alberto Mattioli, la nuova geografia lirica d’Italia: la Laguna ai puri, il Golfo ai reprobi.
Pare infatti che, dopo la grande manifestazione di protesta – un evento di rara coreografia in cui i sindacati, tra una bandiera e l’altra, hanno marciato contro il peccato mortale della “nomina Veneziana” – Beatrice Venezi debba essere trasferita d’ufficio nell’Inferno di Trieste, noto agli addetti come Colonia Penale per Direttori d’Orchestra “incapaci”.
L’ipotesi, trapelata dall’odierno articolo di Alberto Mattioli, prevede che il trasferimento avvenga per via fluviale: la Fenice, dicono, deporrà l’uccello disobbediente sul molo del Verdi, dove l’attende una banda di accoglienza diretta dal custode infernale del loggione.
Trieste come la Giudecca
Una Venezia capovolta, un girone dantesco a misura di sindacato: Trieste, capitale dell’Espiazione Artistica.
Lì, tra bora e tromboni, sorgono le Bocche di Lucifero Musicale:
nella prima, il povero Colabianchi, che espia il peccato di avere nominato un nuovo Direttore musicale senza la preventiva consultazione con l’orchestra (ricordiamo “di prammatica” ma non obbligatoria per legge);
nella seconda, la Venezi, che sconta l’eresia di essere giovane, “priva di curriculum” e “inadeguata” ;
nella terza, spalancata e fumante, dimora il Ministro Giuli, intento a recitare la “Guida dell’Esule Ministeriale” in sei canti e un’appendice.
Dante, se fosse vivo, chiederebbe un accredito stampa.
Secondo le voci più ispirate del Coro “di tutti i Teatri di Italia uniti” (che poi: tutti? Ma proprio tutti? Tutti, tutti? ) , Trieste diventerà presto un ricovero spirituale per i direttori sospettati di non essere abbastanza “Fenice compliant”.
Un’idea grandiosa: un’isola dei famosi, ma con partiture e fischietti.
Sarà il primo penitenziario melodrammatico al mondo dove, invece delle sbarre, ci sono i righi musicali, e ogni condannato dovrà dirigere Va’, pensiero con un braccio solo e la tessera di partito tra i denti. Ogni attacco sporco, ogni anticipo ritardato….una palla di fuoco in bocca!
Epilogo
Così, tra un comunicato sindacale e un’“indiscrezione autorevole”, Venezia canta il suo eterno melodramma: la Traviata del buon senso.
Nel frattempo Trieste, ignara, prepara il caffè e si chiede perché improvvisamente tutti la citino come se fosse la Giudecca dell’Adriatico, mentre la Fenice – beata lei – continua a spiccare voli più alti, lontana dalle fandonie e dai cori degli indignati.
Registra teatrale, Enrico Stinchelli è autore alla RAI – Radiotelevisione Italiana.
