di FABRIZIO VINCENTI – Lucca non avrà nessun rappresentante in Regione. Sopravvive chi vuole che a Lucca non si formi una classe dirigente.
C’è un vincitore assoluto e uno sconfitto assoluto in queste elezioni regionali. Il primo porta il nome di Eugenio Giani, per gli amici mister Buffet, che ha saputo prima imporsi al Pd (i cui vertici nazionali, bene ricordarlo, ne avrebbero fatto volentieri a meno del suo bis), poi ha trionfato nelle urne, addirittura andando oltre il distacco che aveva centrato cinque anni fa contro Susanna Ceccardi. Distacco maggiore non solo nelle percentuali, ma anche nei numeri assoluti, nonostante il consistente calo dei votanti. La vittoria è prima di tutto sua, di questo affabile e quasi settantenne sopravvissuto alla diaspora socialista che sorride a tutti e che, siano convinti, sorriderà anche alla sinistra estrema e al 5 Stelle salvo poi, nella sostanza, fare come gli pare o quasi, grazie anche ad una giunta che, scommettiamo, sarà a sua immagine e somiglianza. Nel frattempo, continuerà a dispensare risorse anche ai comuni di centrodestra (per informazioni rivolgetersi anche ad alcune amministrazioni in provincia di Lucca) per garantirsi la non ostilità e non disdegnando qualche tuffo in quella cloaca a cielo aperto che è l’Arno munito di costume da bagno di ordinanza stile Belle Epoque e le immancabili pose nelle vesti di atleta, gruista, minatore, stradino, commerciante.
C’è, dicevamo, anche un chiaro sconfitto: è il centrodestra regionale, così come quello locale, comprese naturalmente le sue declinazioni partitiche, per quanto in quest’ultimo caso servano alcuni distinguo.
Il centrodestra ha fallito in toto. Nella scelta del candidato. Nei temi della campagna elettorale. Nei tempi della stessa. Negli uomini che, salvo poche eccezioni, ha saputo schierare. Nella incapacità di riportare o portare al voto almeno una parte di quella massa ormai maggioritaria di astensionisti. Si sa, la lontananza dalle urne colpisce di più il centrodestra del centrosinistra, a maggior ragione da queste parti, dove un redivivo Giovannino Guareschi potrebbe regalarci, più ancora che in Emilia, nuove esilaranti puntate sui trinariciuti con il fazzoletto rosso al collo immersi e coccolati da un sistema di potere asfissiante quanto consolidato. Ma, proprio per questo, il centrodestra avrebbe dovuto avere un altro passo, un altro piglio.
Cominciamo dalla scelta del candidato, maturata come e peggio di un parto doloroso e oltre o quasi il tempo massimo. L’indicazione di Alessandro Tomasi, voluta da Fratelli d’Italia, era perdente in partenza. Poi si è rivelata straperdente. Non basta essere un bravo sindaco, peraltro di una città, ci perdonerete, non proprio tra le principali della Toscana. Lo stesso volto da bravo ragazzo di Tomasi è rimasto sconosciuto ai più: sarebbe interessante fermare per strada un centinaio di persone e mostrare loro la foto del candidato governatore. Temiamo che la maggioranza di essi, risponderebbe di non conoscerlo. Tomasi, oltre a dover partire in ritardo (a Lucca ha fatto due rapidissime comparse), oltre all’handicap di non essere conosciuto, ha poi scelto una linea molto morbida, quasi pop. Quella del fare, del sindaco che nella sua città ha saputo come amministrare, quella del giovane che non usa mai parole fuori posto. Fare strizzando l’occhio a un voto non ideologizzato. Davvero troppo poco per pensare di impensierire un sistema di potere consolidato e per chiamare a raccolta gli scontenti, persino per riscaldare alcune fette dell’elettorato di centrodestra.
Parlare di sanità da difendere, di economia da far ripartire, di sicurezza nei termini in cui è stata impostata la campagna elettorale ci è sembrato di una banalità sconcertante, incapace di spostare masse anche minime di voti. Così come gli attacchi (pensiamo alla vicenda debitamente finita nell’oblio dell’inchiesta sui rifiuti degli scorsi anni di fatto quasi ignorata) sono stati rari, spesso in punta di fioretto.
Sono mancati del tutto i corpo a corpo (i due erano d’accordo persino sulla multiutility…) che come noto chi è indietro deve cercare continuamente per rimontare lo svantaggio. Sono rimaste la sua faccia da bravo ragazzo, i suoi risultati come sindaco e un modo di fare davvero troppo da democristiano per scuotere le coscienze. Troppo poco per sperare non diciamo di vincere, ma almeno di rendere contendibile la regione. Del resto, sembra che il centrodestra, ogni cinque anni, si limiti a trovare l’agnello sacrificale, si fa per dire, per poi lasciare le chiavi del potere, salvo qualche briciola, alla sinistra. Stavolta Fratelli d’Italia ha giustamente messo la bandierina sul candidato, ma non ha saputo trovare chiavi diverse dal passato. Anzi: ha fatto peggio.
Il giudizio è persino più negativo se si guarda in provincia di Lucca dove il centrodestra perde, laddove cinque anni fa aveva trionfato (anche simulando un’alleanza tra sinistra e 5 Stelle che non ci fu). Il balzo a ritroso è clamoroso. Se ci fosse una classe dirigente un minimo all’altezza si dovrebbe interrogare su cosa abbia portato a simili scivoloni, siamo ragionevolmente sicuri che non accadrà. E, in questo senso, anche la giunta Pardini, sindaco in testa, dovrebbe iniziare a porsi qualche domanda, senza lasciar scivolare il discorso sull’astensionismo come malattia endemica da combattere. Qualcosa non ha funzionato. Molte persone non sono state convinte ad andare ai seggi, forse anche perché di candidati lucchesi in grado di trascinare non c’era nessuno, forse anche per dare un segnale alla giunta stessa.
Un effetto generato da queste elezioni è che Lucca, la bella addormentata, non avrà nessun rappresentante (di nessun schieramento) in consiglio regionale che proviene dal capoluogo e due – ripetiamo: due – dalla Garfagnana il cui peso sulla popolazione totale è a dir poco irrisorio. Forse la differenza di voti del centrodestra in altre realtà vicine, dove è risultato vincente nonostante le amministrazioni comunali di segno contrario (Capannori, Porcari, Altopascio, Massarosa, Pescagli, Borgo a Mozzano e potremmo continuare), si spiega anche con la presenza di candidati della zona che si sono mobilitati.
Il problema è atavico (e almeno in parte trasversale), sono trent’anni, e siamo assolutamente convinti che qualcuno vuole che sia così e che a Lucca capoluogo non si formi classe dirigente. Ovviamente per continuare a gestire la propria fetta di potere. Lucca capoluogo non avrà un consigliere regionale, non ha un parlamentare e meno che mai esponenti di governo. Quanto ai risultati dei partiti, colpiscono il balzo clamoroso della civica di Giani, la cui regia era stata affidata a professionisti del settore come l’ex senatore Marcucci, la crescita vigorosa di Forza Italia, l’unico partito realmente attivo durante la campagna elettorale, il flop delle Lega a trazione vannacciana. Se le premesse sono queste, il generale che aveva carta bianca (e l’ha usata) non è stato un valore aggiunto.

Giornalista
