di Antonietta Bandelloni – Il restauro del Volto Santo ha riportato alla luce la policromia antica più vicina sotto i tanti strati di ridipintura che l’opera ha avuto.
Queta mattina è stato presentato nella chiesa di San Martino a Lucca il termine del restauro del Volto Santo, il crocifisso in legno venerato da secoli.
Un intervento complesso e delicato che ha richiesto la partecipazione di numerosi professionisti di settori diversi come chi ha curato le indispensabili indagini diagnostiche, chi ha eseguito materialmente il restauro del Cristo e della Croce.

L’iconografia del Volto Santo
L’iconografia del Volto Santo è quella di un Cristo Trionfante dopo la morte e non di un uomo sofferente che ha appena subito il supplizio del calvario, come riferisce Monsignor Giulietti: “Lo sguardo vivido del Volto Santo è quello glorioso di chi vede al di là della storia e del tempo. Un messaggio di fede e speranza per tutti
“Un grande lavoro di restauro – afferma il sindaco di Lucca Mario Pardini – che consente di restituire alla città e al culto il Volto Santo. Grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha finanziato l’intero intervento e grazie ha chi ha reso possibile rendere fruibile l’opera in occasione dell’importante festività di Santa Croce. Ringrazio la presenza oggi di tutte le istituzioni che danno l’idea di quanto sia importante questa opera per i fedeli ma anche per la storia dell’arte”.

Gli strati pittorici rimossi durante il restauro
Quando si interviene su un’opera così carica di devozione, è sempre complesso prendere decisioni in merito alla rimozione delle ridipinture che alterano l’aspetto originario. In questo caso, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, in accordo con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Lucca, Massa Carrara e Pistoia e l’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, hanno deciso dopo diverse discussioni di eliminare gli strati meno remoti di pittura che celavano alla vista la pellicola pittorica temporalmente più remota.
Restaurato anche il nimbo che, sotto uno spesso strato pittorico ossidato, da lungo non brillava più mentre oggi è tornato a dare vitalità all’intera opera.

“Siamo riusciti a riportare il Volto Santo all’immagine più vicina possibile all’originale, rispetto a quello che l’iconografia nel corso dei secoli ci ha tramandato”, afferma Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
La datazione del Volto Santo
Durante le indagini diagnostiche è stata eseguita la datazione mediante il carbono 14 e, mettendo assieme i risultati con lo studio delle fasce metalliche che il Volto Santo ha a diverse altezze del corpo, è stato possibile restringere l’arco di tempo di realizzazione a una datazione che si aggira attorno all’860 dopo Cristo.
Il Volto Santo è uno dei tre crocifissi lignei più antichi che siano arrivati fino ai nostri giorni, assieme al Crocifisso di San Sepolcro e quello di epoca carolingia che si trova in Belgio, anche quello con un abito sempre ligneo di tipo sacerdotale. Non è da escludere che il Volto Santo sia arrivato proprio da oltralpe più di 1200 anni fa, a Lucca.

Il Cristo è stato realizzato in legno di noce mentre la croce è in legno di castagno. Gli occhi invece vennero fatti con pasta vitrea, rifondendo addirittura vetri realizzati in epoca romana.
Intervento di consolidazione e conservativo
L’intervento appena terminato di restauro non è stato volto solo a rendere l’opera maggiormente leggibile nelle intenzioni dell’artista che la realizzò ma è stato necessario dopo che importanti distacchi di colore avevano fatto temere per lo stato conservativo dell’opera.
A partire dal 13 settembre 2025, il Volto Santo sarà visibile al pubblico all’interno dello spazio appositamente creato per esporlo, nella navata sinistra della chiesa di San Martino. Per vederlo di nuovo all’interno del tempietto rinascimentale del Civitali, bisognerà attendere che lo stesso venga ultimato di restaurare.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.
