scenic lucca cityscape with medieval towers
Cover, Cronaca di Lucca

La Lega tra rivalità interne e concorrenza da Forza Italia

di FABRIZIO VINCENTI – Solo cinque anni fa la Lega coglieva in provincia di Lucca un clamoroso successo elettorale ma le cose sono cambiate.

Solo cinque anni fa, alle scorse regionali, la Lega coglieva in provincia di Lucca un clamoroso successo elettorale, attestandosi al 27,28 per cento e al 24,32 per cento nel comune capoluogo.

Numeri che avevano consentito la conferma in carrozza di un consigliere regionale, Elisa Montemagni, che aveva colto oltretutto un ragguardevole successo personale aggiudicandosi qualcosa come quasi 12mila preferenze. Da allora, come noto, lo scenario politico italiano ed anche locale è profondamente cambiato.

La Lega, nella più recente competizione, ovvero quella per l’inutile Parlamento europeo, ha ottenuto il 7,8 per cento. Un risveglio doloroso, peraltro annunciato già alle politiche del 2022 che avevano segnato l’inizio della vorticosa discesa. La “Lega per Salvini premier” è ormai solo uno slogan; lo spazio elettorale, dopo almeno due-tre anni di luna di miele con gli italiani, o almeno quelli che guardano a destra, è finita.

La caduta (con qualche responsabilità) del governo gialloverde, l’appoggio all’esperimento dell’ennesimo esecutiva in mano alla finanza con Draghi premier, una gestione a dir poco fallimentare della elezione del nuovo capo dello Stato hanno frustrato le speranze di Salvini e dei suoi di essere il partito leader dello schieramento. In Italia e ovviamente anche dalle nostre parti.

Dove sono finiti i voti, che nel breve volgere di qualche anno sono transitati da Renzi ai 5 Stelle e alla Lega, è sotto gli occhi di tutti. E ora la Lega deve pure guardarsi alle spalle e non solo.

Il partito è praticamente sotto il tiro di due fuochi incrociati. Innanzitutto quello della concorrenza di Forza Italia. Il segretario regionale Stella, in occasione della presentazione di alcuni candidati alle prossime regionali a Lucca, lo ha detto a chiare note: gli azzurri hanno nel mirino il Carroccio e cercano il sorpasso che decreterebbe la perdita del seggio della Lega, inizialmente occupato da Montemagni e poi, una volta eletta alla Camera, da Baldini, secondo arrivato come preferenze.

L’ipotesi è tutt’altro che peregrina: alle Europee dello scorso anno la Lega, come abbiamo visto, prese il 7,8 per cento, Forza Italia si fermò poco prima, al 6,85. E gli azzurri proveranno a sgambettare i leghisti: lo si è capito benissimo anche dalla scelta, decisamente discutibile come stile, di dare asilo nelle proprie liste a Giovanni Minniti, l’ex assessore comunale defenestrato dal sindaco Pardini nei mesi scorsi e che uscito dalla Lega sbattendo duramente la porta.

Alle scorse regionali, Minniti prese circa 2000 voti: fosse in grado di trasferirli in blocco, ma non è certo automatico, potrebbero da soli bastare per il sorpasso. E siamo certi che l’ex assessore, a cui il consenso non è mai mancato, farà il possibile per superarsi. Forza Italia, per quanto sulla carta si rivolga a un elettorato più moderato e proveniente da quella grande e malsana palude che è da sempre il centro, è per la Lega un serio competitore, oltretutto in ripresa, e non crediamo basteranno i voti del possibile accordo con il Popolo della famiglia per farvi fronte.

Al fuoco amico (ma esterno) di Forza Italia la Lega vede aggiungersi quello interno. E che fuoco. Torniamo alle Europee: se in quella competizione riuscì almeno in parte a contenere l’emorragia di consensi fu indubbiamente anche per la presenza del generale Vannacci, una mossa ben calcolata da Salvini che da sempre, tatticamente parlando, è un fuoriclasse.

Ma l’ospitalità data al militare assurto alle cronache per l’autoproduzione di un libro di grande successo, è rimasto indigesto sin dall’inizio ad una parte del partito e ora rischia di divenire via via più ingombrante. Il generale è infatti oltre che vice segretario nazionale, e in molti dicono pronto a balzarne al comando, il responsabile della campagna elettorale in Toscana.

In queste settimane, le sue direttive sono state perentorie, quasi da bando di arruolamento: tutti coloro che ricoprono cariche da amministratori si devono candidare (e potrebbe essere un pesante autogol nel caso dell’assessore lucchese Bartolomei che è da anni non impegnato in campagne elettorali), niente liti pubbliche tra gli esponenti del partito ed ogni comunicato che “si discosti dalle disposizioni emanate e dalle linee guida impartita costituisce ostacolo e impedimento al raggiungimento dell’obiettivo finale”.

Fuori dal contesto delle indicazioni di stampo militare, la realtà è decisamente diversa: la lotta è piuttosto accesa e non solo nella nostra provincia, con lo stesso Vannacci che sta cercando di piazzare in giro i suoi più stretti collaboratori – in questo senza molta differenza con quanto avvenuto in passato – nelle posizioni di rilievo delle liste o addirittura nel listino bloccato per garantirsi eletti a lui vicini.

Un proposito che ha generato tensioni con una parte del partito e allargato il fossato tra chi pensa che Vannacci sia l’astro nascente e chi continua a seguire prima di tutto Salvini e ritenere il primo un corpo estraneo alla Lega. Vicino al generale, che bene ricordare abita in provincia di Lucca, ci sono prima di tutto l’onorevole Montemagni e Massimiliano Simoni da poco entrato nella Lega. Ma non solo.

Attestati sull’altro fronte, la parlamentare europea Ceccardi e il consigliere regionale Baldini. Ma non solo. La mediazione sulla faticosa composizione delle liste che non stanno prendendo la luce pare sia gestita dallo stesso Salvini che rischia di trovarsi tra l’incudine e il martello e che dovrà comunque provare a trovare un punto di equilibrio. Certo è che l’inserimento di un listino bloccato renderebbe praticamente inutile il voto di preferenza.

Il motivo è presto detto: si calcola che in Toscana saranno tre o al massimo quattro i consigliere leghisti eletti. Se il listino regionale bloccato dovesse contenere due nominativi (magari uno vicino a Vannacci e uno più in orbita salviniana, si parla del consigliere di Pisa uscente), ecco che per la scelta attraverso le preferenze resterebbe un posto, difficilmente due. E se a questo si aggiunge che la legge elettorale (che peraltro prevede numeri scandalosamente antidemocratici per la presentazione di liste non già presenti in consiglio regionale) premia, ma che strano!, il collegio fiorentino, ecco che i posti per i rappresentanti leghisti delle altre province sarebbero zero, massimo uno. In quel caso, si dice sarebbero proprio Lucca e Pisa a contendersi il seggio.

La battaglia è serrata e per ora tutta da decifrare. In ogni caso, va ben oltre la pur importante compilazione delle liste e finisce per toccare gli assetti futuri del partito e la sua leadership. Una volta conclusa ci sarà comunque da raccogliere i cocci e dare la sensazione (o almeno fare finta) di aver ritrovato l’unità. Un copione buono ad ogni latitudine politica.