Risse notturne in pieno centro a Lucca
Cover, Cronaca di Lucca

Colpi di machete e risse a colpi di bottiglie

di FABRIZIO VINCENTI – Anche a Lucca occorre uno scatto in avanti da parte del Comune a guida Pardini, togliersi di dosso i pesi del passato.

Giovani africani che si affrontano a colpi di machete in amene località, un tempo paradisi di tranquillità. Risse tra stranieri a colpi di bottiglie nei centri storici. Molestie e in alcuni casi terribili violenze sessuali. Parchi trasformati in zone di spaccio in mano a pusher appartenenti a clan etnici. Intere porzioni delle grandi città dove le forze dell’ordine hanno difficoltà crescenti. Gli effetti dello sciagurato slogan “Welcome refugees” (i rifugiati di ogni genere sono benvenuti) per anni brandito da una sinistra che da oltre un secolo è contraria agli interessi degli italiani, si cominciano drammaticamente a far sentire. La popolazione carceraria, come noto, è composta in una percentuale rilevante da immigrati, molto ben oltre la percentuale di stranieri presenti nel nostro Paese: si può pensare come si vuole, ma i numeri e le cronache quotidiane parlano chiaro. Oltretutto, queste ultime non riportano tutti ma proprio tutti i casi, visto che talvolta non arrivano sulla stampa.

Sul tema del controllo dell’immigrazione e del territorio, il governo Meloni, nonostante i buoni propositi e qualche slogan, sta perdendo la sua battaglia. I centri in Albania, che avrebbero prima di tutto un effetto deterrente, stanno naufragando di fronte all’ennesima offensiva di una magistratura chiaramente politicizzata verso cui c’è da sperare possa sortire qualche effetto la ventilata riforma, soprattutto in quella parte che significherebbe la morte delle correnti politiche nei suoi organismi rappresentativi.

Lo stesso governo, però, ci mette del suo con un decreto sui flussi per consentire l’ingresso regolare di altre 500mila persone che è un tragico bluff. Basta andare a vedersi i precedenti. Senza considerare, tanto per cambiare, l’atteggiamento ambiguo di Forza Italia che insiste sul più che discutibile ius scholae. In casa del governo Meloni non mancano insomma i problemi, per quanto la volontà di dare uno scossone sia reale e confermata anche dall’ultimo decreto che mira ad estendere le miglia nautiche entro le quali effettuare i controlli contro gli scafisti. Ma la battaglia, con questa Unione Europea, con pezzi di magistratura e con alcuni compagni di viaggio che hanno decisamente scordato gli insegnamenti in materia del loro oracolo Silvio Berlusconi, non è semplice.

Serve uno scatto in avanti, serve cominciare a definire nuovi strumenti legislativi in grado di contrastare chi si oppone a questa battaglia per la quale sta per suonare l’ultima campana – alcune zone d’Europa e purtroppo anche d’Italia sono ormai a un passo o anche meno dall’essere perdute – serve cominciare seriamente a prendere in esame quanto sta venendo fatto all’estero (a partire dalla socialdemocratica Danimarca) e serve iniziare a valutare altrettanto seriamente le politiche di remigrazione, che non è, come in modo orwelliano suggeriscono i motori di ricerca su internet in mano ai soliti miliardari liberal, una deportazione di massa, ma semplicemente una misura per garantire sicurezza e stabilità all’Italia attraverso il rimpatrio forzato, nel caso di soggetti che delinquono, o volontario, di un buon numero di immigrati. Il tema non può e non deve essere criminalizzato come alcuni hanno già iniziato a fare, il tema è serio, basti vedere cosa sta succedendo in altre realtà democratiche forse più dell’Italia, e serve avviare una riflessione che non sia demagogica.

Lo scatto in avanti, per venire a Lucca, deve essere fatto anche dal Comune a guida Pardini. Si avvertono chiaramente anni di politiche (ogni riferimento ai dieci anni di governo di Tambellini e in parte a quelli di Favilla sono voluti) che hanno ridotto il corpo della Polizia Municipale ai suoi minimi storici. Non si possono chiedere controlli continui se al comando di piazzale Verdi ci sono meno di 100 agenti e in realtà simili sono almeno la metà in più.

Il confronto con le realtà di Pisa, Viareggio ed altri comuni limitrofi è impietoso. Oltretutto, va aggiunto, con molti di essi che sono sistematicamente negli uffici (compreso a controllare le telecamere dove forse potrebbe bastare personale non in divisa coordinato da un ispettore) anziché a controllare il territorio.

La giunta Pardini che ha finalmente ristabilito, dopo oltre un anno di attesa, i turni notturni delle pattuglie, deve andare ben oltre. E non basta nemmeno dotare la città di un numero ancora maggiore di telecamere – Orwell torna ancora una volta alla ribalta – per un paio di buoni motivi.

Primo, perché il potere deterrente delle stesse funziona solo nei confronti delle persone perbene: vi immaginate cosa interessi ai tanti sbandati che danno vita a risse in pieno centro essere ripresi? Le conseguenze non gli interessano. Secondo, perché, purtroppo, anche nel momento dell’identificazione attraverso questi strumenti vengono molto spesso lasciati in libertà. Le cronache cittadine e nazionali sono piene zeppe di casi del genere, e chi legge confonde l’arresto con la detenzione. Con questa seconda che arriva raramente per questi tipi di reato, al punto che le forze dell’ordine si trovano sistematicamente a dover fare i conti con gente ben conosciuta, che quasi nessuno si preoccupa di mettere in sicurezza e ancora meno di espellere dal territorio nazionale.

Dunque, le telecamere, per quanto abbiano una loro relativa utilità, non bastano. Serve presidiare fisicamente il territorio. E in questo senso, la giunta, oltre a tagliare ogni contributo sociale a chi si macchia di reati, dovrebbe, prima ancora di ridefinire i compiti dell’attuale organico, procedere con un numero congruo di assunzioni.

Pensare, come affermato dall’assessore Bruni, di procedere con due o tre nuovi agenti all’anno è semplicemente non risolvere il problema. I compiti della Polizia Municipale, anche per sgravare almeno in parte le altre forze dell’ordine, sono tanti e in numero crescente. Non c’è solo da presidiare il territorio (a proposito, qualcuno ci può spiegare perché non si vedono più vigili a piedi o in bicicletta?), intervenire nei casi di sinistri stradali e in molte altre circostanze, a cominciare dai reati ambientali.

Ci sono, per la direzione che sta prendendo la città, anche da controllare con maggiore vigore il decoro, il rispetto delle regole e degli spazi per gli esercizi commerciali, contrastare la crescente massa di questuanti che popolano le vie cittadine. Tutto questo, appare chiaro, non può essere fatto con 85 persone.

L’amministrazione Pardini ha l’obbligo, prima di tutto verso la città e poi verso il suo elettorato, di dare un ben più deciso impulso e riportare l’organico a dimensioni accettabili per riuscire a misurarsi con qualche probabilità di successo con le nuove e crescenti sfide a cui Lucca si sta da troppo tempo sottraendo.