Dream Theater a Lucca
Cronaca di Lucca

I Dream Theater elevano Lucca con oltre due ore e mezzo di musica sublime

La band statunitense progressive metal per eccellenza festeggia i 40 anni di carriera; Lucca è stato uno dei quattro concerti italiani.

di Romina LombardiDalle viscere al cielo. Se dovessimo dare le coordinate emotive dell’inimitabile cifra stilistica musicale dei Dream Theater, il gruppo progressive metal statunitense, diventato un’ icona negli anni ’90 e fondato a Boston dagli ormai mitologici John Petrucci, John Myung e Mike Portnoy, sarebbe questa. Da sempre, ma chi li segue, lo sa. Perchè i Dream Theater, se con i loro testi indagano le tenebre, il malessere graffiante, la vita che schiaccia e disorienta, la follia, il rapporto umano con il tempo, con lo stress, con il rimanere in piedi nonostante tutto in un mondo malato, con la musica, soprattutto con i virtuosismi e gli assoli di John Petrucci e la batteria di Mike Portnoy, prendono l’animo umano e lo innalzano. Lo accarezzano, non lo fanno sentire mai solo. E d’altronde questa è la missione della musica, che con i Dream Theater raggiunge il livello più alto. Perchè non si può ascoltare per quasi 8 minuti la chitarra di Petrucci e non sentirsi prima morire e poi rinascere.

Ieri, al Lucca Summer Festival la band ha festeggiato i 40 anni di carriera in una delle quattro tappe italiane (troppo poche) del loro tour mondiale “40th Anniversary Tour”. Ma questo traguardo speciale comprende anche una gioia in più, il ritorno alla batteria di Mike Portnoy, membro fondatore, assente dal gruppo da ben tredici anni. Una batteria che sul palco si vede eccome, insieme al microfono con teschio del cantante e frontman James Labrie, entrato nella band dopo la fondazione, nel 1991, ma il cui timbro vocale è, di per sè, i Dream Theater.

Forse è destino che io “incontri” live questa band in occasione dei loro traguardi principali. La scorsa volta fu nel 2005 a Roma, quando tennero al PalaLottomatica un concerto rimasto epico: tre ore e mezzo di esecuzioni perfette che fecero la storia della musica in occasione dell’uscita del loro concept album ‘Octavarium’, un progetto diverso dai precedenti, che mise insieme tutte le influenze musicali della band e caratterizzato da brani più brevi del solito e dall’introduzione di parti orchestrali. Se ieri sera, dopo 20 anni, pensavo di rimanere delusa, così non è stato. I Dream Theater sono sempre i Dream Theater, anche dopo 20 anni. Certo, il tempo passa per tutti, la voce di Labrie sarà forse meno perfetta, ma nessuno lo ha notato.

Il concerto

Sul palco del Summer, in Piazza Napoleone, i Dream Theater hanno proposto una scaletta variegata, la sintesi della loro lunga storia, che ha preso il via con l’ultimo lavoro in studio di pochi mesi fa, “Parasomnia“, già valutato come uno tra i loro migliori album degli ultimi anni, che ripropone le sfere oniriche amate dalla band, con lunghi intro e brani concettuali. E se Lucca si accende fin dall’inizio, esplode decisamente sul brano ‘Panic Attak’ un must dei concerti tratto proprio da quell’Octavarium di cui sopra. Dal Palco Labrie parla poco – e d’altronde ai concerti si va per sentire musica non sermoni – racconta che la Toscana ha il vino più buono e ci tiene a sottolineare quando partono brani “classici” dei Dream. Per il resto ringrazia sempre il pubblico e chiede di accendere la luce dei cellulari sulle due ballate in scaletta. Quello che accade poi è divina musica e scenografia minima. Grafiche tratte dai loro album e motivi vintage.

Il brano che forse non ti aspetti, ma che invece essendo a Lucca dovevi prevedere, è ‘The count of Tuscany’, una lunga ballata metal dedicata alla nostra terra con le immagini che scorrono dietro di distese infinite di colline, filari e ulivi toscani. Eseguita live è da brividi. Alla fine sono 2 ore e 45 di concerto, con una pausa di 15 minuti, in cui si diffonde musica classica. Perchè se chi non conosce i Dream Theater può aspettarsi un concerto di metallari e un pubblico agitato, la realtà e ben diversa. La platea, come sempre con loro, è composta da persone che se ne stanno quasi in religioso silenzio, capaci di cogliere ogni sfumatura e cambio ritmo – e sono davvero tanti – della chitarra di Petrucci e della batteria di Portnoy. Cultori ed esperti delle sette note, che per quasi tre ore stanno nella stessa posizione, in contemplazione del palco, come davanti a un quadro, nerd della musica. Ma i Dream sono per tutti, provare per credere. Due i bis concessi, poi il concerto termina con il brano ‘Pull me under’ del 1992 tratto dall’album ‘Images and Words’.

Peccato per il resto

I Dream Theater sono stati perfetti come sempre, peccato per le numerose sedie vuote, sicuramente meritavano più pubblico, che comunque, a occhio e croce, aspettando i dati ufficiali, sarà stato composto da circa 3500/4000 persone. Pochi per una band che ha fatto la storia della musica. Forse tanti per Lucca? Un bel colpo sicuramente averli portati.

Peccato anche per il trattamento riservato ai giornalisti. Niente fotografi ammessi e noi, costretti a vedere il concerto dietro le transenne, in piedi, lontano dal palco, davanti al pubblico pagante in piedi, senza un minimo appoggio per scrivere, senza un’area riservata. La cosa più brutta però non è stata neanche questa, ma rivolgersi a 5 persone diverse, in 5 punti diversi, tra hostess e security (dal momento che uno rimpallava all’altro), per chiedere dove dovevano posizionarsi i giornalisti ed essere guardati come alieni. L’informazione, dove alcune rimostranze, è dunque arrivata: “non c’è un posto specifico per la stampa, potete stare qui, sulla piazza dietro le transenne”.

Ammetto che forse la categoria a volte può non risultare simpatica, ma siamo pur sempre lì per lavoro e per dare visibilità a un evento. In 22 anni come giornalista e come ufficio stampa non mi è mai capitato e non ho mai lasciato nessun giornalista in piedi neanche al concerto di Lou Reed e Patty Smith in un teatro che conteneva solo 2000 posti. Ma si sa, c’è sempre una prima volta.