di Fabrizio Vincenti – Dopo i soldi gettati al vento dall’Amministrazione Tambellini, ora il Comune si è deciso a intervenire strutturalmente sullo sport.
In questi giorni lo sport cittadino è finito, si fa per dire, agli onori della cronaca, ancora una volta per le disgrazie di una società che rappresenta, o dovrebbe rappresentare, tutta Lucca. Parliamo ovviamente della Lucchese alle prese con l’ennesima crisi societaria su cui ci sarebbe tanto da scrivere, a cominciare dalle responsabilità di un sistema, quello del pallone, che è totalmente permeabile. Assolutamente non in grado di fare da argine a malintenzionati di ogni risma: la responsabilità, pare chiaro a chi non è in una posizione di vassallaggio, è, prima di tutto, di chi, ben remunerato, è ai vertici del calcio nazionale.
La vicenda rossonera potrebbe costituire anche lo spunto per l’ennesima riflessione amara sulla classe imprenditoriale cittadina, la cui insensibilità allo sport, non solo al calcio, salvo encomiabili eccezioni, è una penosa, triste, persino squallida, costante. Ma non di questo vogliamo parlare, quanto semmai della gestione politica cittadina dello sport. E serve farlo chiaramente, perché chiari sono i dati, chiarissimi gli atteggiamenti mostrati sul tema dalle ultime giunte che si sono succedute al governo della città.
Quello che emerge, senza alcun ombra di dubbio, è una diversa sensibilità. Per carità, questione di priorità, verrebbe da dire.
Per i deboli di memoria, o meglio per chi con la memoria selettiva tenta di ricostruire la storia, anzi la Storia, ricordiamo che la prima giunta Tambellini non vide nemmeno l’assessore allo Sport, il sindaco si limitò a mollare la patata a un consigliere comunale delegato, ovviamente rendendolo impotente o quasi sulle grandi partite.
Una volta resosi conto dell’errore, ma forse più che di errore si potrebbe parlare appunto di insensibilità, l’ex sindaco corse ai ripari, parliamo sempre del suo primo mandato, in cui si alternarono prima Tuccori poi Marchini nel delicato incarico. E nonostante l’indiscutibile impegno, i due finirono con non poter fare tutto quello che avrebbero voluto. Budget contenuti. Priorità politiche diverse, appunto. Basti pensare alla cifre modestissime spese sull’impiantistica.
La conferma nel 2017 a Palazzo Santini del sindaco di Sant’Alessio non cambiò le carte in tavola: allo Sport fu dirottato l’assessore Ragghianti. Al quale, nemmeno fosse stato Superman, furono assegnate anche le deleghe al Turismo e alla Cultura. Chiunque, considerando l’importanza delle deleghe, può facilmente comprendere che l’unione delle stesse sotto un’unica regìa provocò una sorta di collasso o quasi. Anche Mandrake, interpellato prima di Ragghianti, aveva a sua volta declinato. Era una missione impossibile, ma che certificò una volta di più la scarsa considerazione per questi settori da parte della giunta Tambellini.
Tutto quello che fu fatto, al netto, ci perdonerete, di qualche dimenticanza, furono la bella pista del Campo Coni, pagata con soldi del Ministero ma grazie a una intuizione dell’assessore, una miriade di interventi a toppa al Palazzetto, con spese ingenti e nessuna soluzione strutturale, il parquet dello stesso palazzetto (pagato se non erriamo dalla Fondazione) e le orribili torri faro nane dello stadio. Un giochino da circa 150mila euro di affitto annuo. Soldi praticamente buttati se non fosse che almeno la toppa, per far giocare la Lucchese al Porta Elisa, doveva essere messa. Lo stesso Ragghianti confermò pubblicamente che tutti gli impianti comunali, tutti ripetiamo, non era a norma. Nessuno ci risulta fu però messo a norma. Diciamo che a visione di lungo periodo non fu il massimo.
L’amministrazione Pardini, con tutti i suoi limiti, ha deciso di investire sullo sport e di farlo in modo strutturale, potremmo dire con lungimiranza se arriveranno i risultati. Innanzitutto, ha posto Barsanti, che è stato – piaccia o no – uno dei vincitori delle elezioni del 2022, a capo dello Sport: una persona, una delega pesante.
E così anche per Cultura e Turismo: una persona, una delega pesante. E poi concependo interventi strutturali di lungo periodo, quelli che, per intenderci, restano, soldi che sono destinati a essere ammortizzati in decenni e non buttati nella pira delle manutenzioni costose e fini a se stesse. In questa ottica, forse si può capire l’investimento per il doppio palazzetto (se l’amministrazione Tambellini avesse investito non in manutenzione posticce, quei soldi sarebbero stati una buonissima base per i nuovi impianti), ma anche per lo stadio. In questi anni, per le torri faro sono stati gettati circa un milione di euro in noleggi. Un cifra che, francamente, non ha nulla a che fare con quello spirito moralisteggiante da “buon padre di famiglia” tante volte evocato in passato.
Ora, il Comune si è deciso, finalmente, a intervenire strutturalmente, oltretutto nell’impossibilità di fare diversamente, visto che la Commissione di Vigilanza, come hanno spiegato i tecnici comunali non i politici al governo della città, non darebbe più l’agibilità per il Porta Elisa. E questo, attenti bene, a prescindere dalla categoria calcistica: c’è un problema di sicurezza, le storiche torri sono pericolanti: su quel terreno, da giugno in poi, non sarebbe possibile non solo far giocare la Lucchese, ma qualunque altra squadra.
E per lo stesso motivo non potrebbe nemmeno essere organizzato un concerto, una sagra del fagiolo cannellino e financo una festa inclusiva, come magari qualcuno sognerebbe come unica destinazione dell’impianto, avvolto com’è nel suo mondo di utopie. Nulla di nulla.
In un contesto del genere, vi immaginereste che l’attuale opposizione di centrosinistra avrebbe alzato le mani, dando il suo via libera, o, magari, semplicemente non partecipando al voto, come spesso si fa dai banchi dell’opposizione. Niente di tutto questo. Con un impegno e una ostinazione degni di maggior causa, i consiglieri di minoranza si sono opposti, prima con una polemica francamente incomprensibile se non nella logica di carezzare una parte del suo elettorato che è visceralmente contro la Lucchese e i suoi tifosi e ancora di più contro l’attuale assessore allo Sport, poi arrivando, con poche lodevoli eccezioni, a bocciare in aula il provvedimento.
Al di là del fatto che l’atto politico segna forse il definitivo distacco da una parte della città, quella che segue la Lucchese – evidentemente il centrosinistra per vincere non pensa di aver bisogno dei voti dei tifosi rossoneri tra i quali non sono poche le persone di centrosinistra anche se in passato sono state bistrattate da esponenti di quell’area politica – com’è stato possibile non rendersi conto che il provvedimento va nella direzione di dotare la città di impianti decenti e manutenere seriamente un bene pubblico?
Com’è possibile conciliare simili posizioni, che paiono fortemente influenzate da pregiudiziali politiche, con la giusta aspirazione di essere forza di governo? Oppure le meta finale è solo motivare le proprie sempre più esigue truppe in uno stato di guerra perenne? Seguendo questa china, temiamo che il sindaco Pardini sia costretto a rinominare la sua lista: da Lucca 2032 a Lucca 2082. E non sarebbe una bella notizia per nessuno: è l’alternanza a rigenerare le classi politiche

Giornalista
