Il Pd lucchese a che gioco gioca sul futuro dell'acqua
Cronaca di Lucca

Futuro dell’acqua: il Pd di Lucca, a che gioco gioca?

di Fabrizio Vincenti – Geal. Il Pd tace dopo aver incassato non certo una bella figura sul ricorso al Tar vinto dal Comune. Dove vuole andare?

“Non contento (il sindaco ndr) ha intentato un risicato ricorso contro l’Aurorità idrica toscana, nonostante sappia benissimo che la concessione di Geal scade a fine 2025 per volontà della legge, non di qualche cattivone che si è inventato una norma. Si è messo contro tutti, giocando il tutto e per tutto con un’operazione che evidentemente è delicata, visto che riguarda non solo Lucca, ma tutta la provincia”, firmato da Pd Lucca e Versilia. Era il 25 marzo scorso.

E ancora: “Quello che invece è emerso in tutta la sua evidenza è ciò che abbiamo sostenuto per due anni e mezzo: ovvero la necessità di lavorare da subito al post Geal per assicurare investimenti e tutele ai lucchesi e alla risorsa idrica del nostro territorio” concludono. “Pardini e la destra hanno invece preso in giro i cittadini: il sindaco ha sempre saputo che è tutta una barzelletta la mossa della proroga e del ricorso, ma, oltre a essere inerte, è anche cinico e quindi intendeva portare allo sfinimento questa recita”, firmato Pd, Lucca Futura, Lucca è un grande noi, Lucca Civica.

Era il 21 marzo scorso. I lettori ci perdoneranno le due lunghe citazioni, ma servono per evitare che alcuni, afflitti da una grave forma di memoria selettiva, dimentichino la posizione del centrosinistra lucchese sul ricorso che il Comune di Lucca ha presentato per cercare di mettere in salvaguardia Geal, dopo che la giunta Tambellini, nel passato, aveva accuratamente evitato di presentarlo.

A queste dichiarazioni, abbiamo l’obbligo di aggiungere quella del sindaco di Capannori Giordano Del Chiaro (Pd) che, nei giorni scorsi, a La Nazione definisce la sentenza “molto importante”. Come noto, la sentenza non entra nel merito della richiesta del Comune – con i tecnici e consulenti che si dicono comunque convinti della bontà della istanza – ma obbliga l’Autorità Idrica Toscana a farlo, e cioè a non limitarsi a rigettare la stessa, bensì a verificare, al di là delle scadenze temporali, se i requisiti ci sono o no.

Per Pardini è stata una indubbia vittoria, probabilmente inaspettata e per certi versi forse nemmeno gradita da spezzoni della sua maggioranza. Ma resta un dato politico. Innegabile. E che consente di alimentare qualche speranza di un epilogo diverso. Quello che continua a sfuggire è invece cosa voglia il centrosinistra lucchese, orfano di un leader, a meno che, come qualcuno insinua, da Palazzo Ducale Francesco Raspini continui a dare le carte sotto mentite spoglie.

A fronte di un Pd della Piana che aveva sposato la proroga di Geal attraverso una legge regionale e che ora parla di sentenza importante, a febbraio scorso quello di Lucca è andato in direzione diametralmente opposta. Ovvero ha fatto di tutto per affossare la proposta di legge con una mobilitazione capillare.

Ora, dopo aver incassato non certo una bella figura sul ricorso al Tar, tace. Dove voglia andare, non è chiaro: è positiva o no la sentenza del Tar? Nessun commento, qualche comprensibile imbarazzo. E, più in generale il centrosinistra lucchese, con le sue tante anime, ha sul tema una visione unitaria? Non pare.

Dove vuole andare? In una multiutility a guida fiorentina e presenza privata come il partito regionale del Pd sogna? Verso Gaia, diluendo Geal in un contenitore pubblico il cui futuro è tutto da scrivere, ma che sta tanto a cuore ad alcuni sindaci della Garfagnana, e che, per molti, potrebbe confluire nel giro di qualche anno nella multiutility? Verso un nuovo subambito a guida pubblica come i loro compagni di partito di Capannori chiedono a gran voce per riunire almeno, ma non solo, tutta la Piana? Un mistero. Tutto e il contrario.

Di fondo, resta la sensazione che, in casa Pd e dintorni, l’acqua di Lucca venga difesa più da Capannori, a cui non manca una visione lungimirante, e che il partito rischi – dopo aver liquidato in passato, con una delle primissime operazioni arrivato al governo della città, Clap e poi aver proposto, primi in Italia, la messa a gara della rete di Gesam fortunatamente poi finita nel dimenticatoio – un terzo strappo con il patrimonio della città senza tentarne la sua difesa. Quel patrimonio che, a prescindere dai colori politici, andrebbe invece salvaguardato in ogni modo e trasmesso alle generazione future.

Allontanare la catena di comando, come lo sarebbe svuotare Lucca della sua azienda dell’acqua per scolorirsi in un enorme contenitore, è infatti una manovra destinata a impoverire il territorio e la sua centralità, quantunque si provi a rivestire la confluenza-estinzione con aggettivi roboanti e molto politicamente corretti. E allora: il Pd e il centrosinistra di Lucca agiscono per il territorio o per alcune dinamiche di partito? O, peggio ancora, su un tema di importanza i cui effetti si riverberanno nei prossimi decenni, si limitano a fare una opposizione frontale alla giunta Pardini? Butterebbero a mare l’immagine di forza di governo che, anche se dai banchi dell’opposizione, devono avere il coraggio di coltivare per il bene del territorio. E non solo. Sempre che coltivino seriamente speranze di tornare al comando della città.

(cover: Gustave Caillebotte, La Partie de bésigue (1881), Louvre Abou Dabi)