di Antonietta Bandelloni – Tutto esaurito al Teatro Comunale di Pietrasanta per ‘L’Avaro’ di Molière, con uno strepitoso Ugo Dighero per la regia di Luigi Saravo.
È un teatro da tutto esaurito quello che accoglie ‘L’Avaro’ di Molière del regista Luigi Saravo, interpretato da Ugo Dighero e da Mariangeles Torres, nella doppia veste della ruffiana Frosina e di Saetta, l’incappottato servo di Cleante.
Lo spettacolo fa parte della stagione di prosa curata dalla Fondazione Versiliana che sta riscuotendo un ottimo riscontro da parte del pubblico.
Si alza il sipario e ci si ritrova dentro la casa di Arpagone, l’avaro che il drammaturgo francese Molière ben caratterizzò nel suo capolavoro in cinque atti, andato per la prima volta in scena nel 1668 a Parigi.
Siamo lontani dalla città francese di fine Seicento e dalle sue atmosfere. L’ambiente è asettico. Le due teche laterali trasparenti custodiscono qualche abito anni Settanta, una bicicletta e altri pochi oggetti e, scena dopo scena, vengono spostate per dividere o celare spazi.

Il guizzo d’ingegno della scenografia è la porta sul fondo che si dischiude su un giardino autunnale, ricreato con proiezioni a effetto. Proprio dietro quei battenti Arpagone ha celato la cassetta con i diecimila scudi in argento. Nessuno è a conoscenza di quel tesoro.
I primi personaggi ad apparire sul proscenio sono Elisa, la figlia di Arpagone e Valerio, il tuttofare di casa che amoreggia con la figlia dell’avaro vedovo senza che lui ne sia a conoscenza.
Arpagone per i suoi figli ha già pensato a matrimoni combinati, da celebrare in fretta e furia a beneficio delle sue tasche. Della felicità della progenie niente gli importa ma dei suoi averi sì. Elisa interpretata da Elisabetta Mazzullo e Cleante interpretato da Stefano Dilauro, provano in ogni modo a dissuadere il terribile padre dal portare a termine i suoi progetti ma a lui interessano solo i soldi, le possibilità di guadagno e l’opportunità di non dover pagare la dote per la figlia da maritare.
Elisa dovrà maritarsi con il facoltoso Anselmo che non richiede la dote mentre il figlio, perdutamente innamorato di Marianna, alias Rebecca Redaelli, dovrà fare i conti con il padre che ha deciso di sposare la stessa giovane donna.

Di tanto in tanto irrompono sullo sfondo le tentazioni pubblicitarie che ricordano ad Arpagone come potrebbe spendere i suoi soldi o che gli rammentano spese imminenti da onorare.
Arpagone si ritroverà spogliato dei suoi averi quando la cassetta con gli scudi d’argento sparirà. La rabbia di quel furto lo farà prima denudare sul palco mantenendo indosso i pantaloni e poi lo farà sragionare, cercando il colpevole di quella mancanza.
L’ironia arriva a ondate e travolge ogni volta la platea e la galleria. Le battute da avaro incallito dello strepitoso Arpagone interpretato da Ugo Dighero e dal brillante Paolo Li Volsi per l’occasione nei panni di Mastro Giacomo, cuoco e cocchiere all’occorrenza, fanno sorridere, ridere e scatenano applausi a scena aperta.
È un Avaro rivisitato in chiave contemporanea nel quale escono dalle tasche smartphone per immortalare i momenti clou.
Convince la regia di Saravo, brillante e contemporanea ma fedele al legame tra soldi e amore narrato magistralmente da Moliére.
Uscendo dal teatro non ho potuto fare a meno di ascoltare un gruppetto di signore criticare la commedia appena vista esclamando, “Povero Molière”. Mi verrebbe da pensare, ‘povero chi ha troppi schemi mentali’.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.
