di Antonietta Bandelloni – Sono quattro i pezzi di arredo originali del Villino di Viareggio, ritrovati e restaurati dopo le ricerche di Renata Frediani e Mauro Pardini.
Un tavolo di forma esagonale della biblioteca di Puccini, la credenza in noce, le ceramiche del mobile che arredava l’ingresso del Villino e il prezioso tavolo della veranda: sono questi sono i pezzi di arredo riconosciti come originali dagli studiosi Mauro Pardini e Renata Frediani.
Fino al momento erano custoditi nello stesso villino ma, date le aggiunte di mobilia successive alla scomparsa di Puccini, non è stato facile capire quali fossero gli elementi originali distinguendolo da quelli entrati in casa in un secondo momento.
Grazie alle ricerche di Frediani e Pardini, i pezzi citati, sono stati riconosciuti come originali, tre dei quali realizzati su commissione dal celebre mobiliere lucchese Carlo Spicciani, tra il 1921 e il 1922.
“Sono quattro i mobili che verranno restituiti restaurati al Villino di Viareggio – afferma Riccardo Mazzoni, storico dell’arte – tre di questi pezzi vennero realizzati su commissione di Puccini stesso a Spicciani, una ditta importante di mobilieri lucchesi che si direzionarono verso il modernismo, una corrente poco studiata ma che ci permette di capire come la villa pucciniana di Viareggio sia già un prodotto proprio di quel modernismo lucchese. Già a partire dal 1905 si affermò una linea più secessionista e raffinata rispetto all’Art Nuveau. I mobili di Spicciani erano diventati molto ambiti nel territorio lucchese“.
I mobili verranno ricollocati nel Villino di Viareggio, al momento interessato da un importante restauro edilizio. I lavori in corso verranno portati a termine presumibilmente entro dicembre 2025, con un investimento complessivo pari a 2milioni di euro erogati dal Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della morte del maestro e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
“I mobili non sono solo pezzi di legno – aggiunge Luigi Viani, direttore della Fondazione Puccini – pensate al tavolo prodotto dalla fabbrica di mobili di faggio Gebruder Thonet di Vienna. Come si vede dalle foto d’epoca, un tempo collocato sulla terrazza del Villino. Attorno a questo tavolo sedette Arturo Toscanini quando andò a trovare Puccini per vedere come stava, oramai molto malato. Si ritrovarono lì poco prima della partenza del maestro per Bruxelles, con la scusa di parlare della Turandot in fase di scrittura”
In quell’occasione Puccini si rese conto che probabilmente non sarebbe riuscito a concludere l’opera alla quale stava lavorando. Chiese all’amico e collega di proseguirne la stesura nel caso in cui la morte l’avesse raggiunto prima del dovuto.
Franco Alfano sotto la supervisione di Toscanini terminò di scrivere l’opera. La sera della prima però, il grande Toscanini, interruppe l’esecuzione sull’ultima nota della partitura di Puccini dicendo al pubblico “Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto“.
I quattro pezzi d’arredo originali entreranno a far parte delle collezioni della fondazione Puccini verranno inseriti nel nuovo Fondo Frediani, in onore della studiosa Renata Frediani che li ha rinvenuti.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.




