di ANTONIETTA BANDELLONI – Lucca Pride. Opinioni per strada. I cittadini alle porte dell’evento che pare non appassioni più di tanto le gente.
Lucca Pride. Opinioni per strada. L’aria che tira per le strade di Lucca alle porte del Pride (7 settembre) non smuove le passioni. Abbiamo voluto trascorrere un pomeriggio in mezzo ai lucchesi per offrire ai nostri lettori anche la voce della gente comune. Ne riportiamo alcune, senza la pretesa che rappresentino una sintesi di ciò che pensano i lucchesi ovviamente.
Tuttavia, a fine giornata la sensazione che un po’ sintetizza la nostra piccola incursione è quella del torpore, molti preferiscono non rispondere alle nostre domande, se per timidezza o timore è difficile da stabilire, altri si fermano però mettono subito le mani avanti per non venire citati anche se esprimono la loro opinione.
Sabato arriveranno in città circa 20mila, il corteo LGBTQIA*+ percorrerà due chilometri tra piazzale Risorgimento e piazzale San Donato, passando per via Francesco Carrara, corso Garibaldi e le Mura. Già questo dovrebbe suscitare curiosità, senza considerare che la festa entrerà a gamba tesa in concomitanza con l’evento religioso più sentito dai lucchesi, la Venerazione della Santa Croce.
“Io penso sia una cosa del tutto normale e non penso ci sia nulla di male in questa manifestazione – afferma Cristiana, abitante del centro storico di Lucca. “Ci vuole certamente rispetto, rispetto sì delle opinioni altrui, ma mi riferisco anche al rispetto che i manifestanti dovranno avere per la città”.
Un trentenne che preferisce non dire neppure il suo nome, invece, taglia corto: “Non ho nessuna opinione, non voglio esprimermi in merito”.
“Han voglia di fare il corteo, a me poi di noia non ne danno – esclama Giulia V -. Benvenga la gente in città che spende”. Di tutt’altro parere è Piero: “E’ una carnevalata. Che vadano a Viareggio a febbraio”.
“Io non sono contro nessuno – aggiunge Beatrice che ha ascoltato il commento di Piero- ciascuno è libero di manifestare come crede rispettando la legge. Ma perché tanta cattiveria?”
“Io vado al Gay Pride – dice Bruno L. – l’ho visto solo in televisione e sono curioso. Certo però che potevano scegliere anche un altro momento per farlo. Ora c’è anche Murabilia, se l’avessero fatto a giugno, forse avrebbero avuto anche più visibilità, non crede?”.
“È uno schifo” esclama senza mezze misure la proprietaria di un ristorante storico aperto da anni in un vicolo del centro: qui la sera non si vive più. Bevono fino ad ubriacarsi, poi si rifugiano da queste parti e fanno pipì sui portoni, vicino ai miei tavoli, e lasciano bottiglie, cartoni delle pizze e altro sudiciume ovunque. Più gente arriva peggio è se nessuno li controlla. Non sono contro le manifestazioni ma contro chi non le sa gestire”.
“Ciascuno è libero di essere sé stesso. Nella Bibbia c’è scritto che Dio ama tutti, anche i gay, ma non ama l’omosessualità. È un nostro bene obbedire” afferma Oscar, testimone di Geova. Giacomo, suo collega, aggiunge “Non siamo omofobi, seguiamo la strada che Dio ha indicato nella Bibbia. Il sesso è concepito solo per la creazione fra uomo e donna e solo all’interno del matrimonio.”
Solo una signora che gestisce un’attività nel centro storico ha concesso di essere ripresa con lo smartphone.
I lucchesi, si sa, sono gente riservata. Epperò attaccata alle proprie tradizioni. Francamente, ci aspettavamo di riempire i due piatti della bilancia, con i pro e i contro, l’argomento in ballo è di quelli che fanno rumore, c’è di mezzo l’icona simbolicamente più grande della sensibilità religiosa lucchese… Che anche a Lucca l’aria sia cambiata senza che nessuno se ne sia accorto? Indifferenza o rassegnazione?
“Non parlano il sindaco e i politici e lei vuole che parli io?“. Il signore che mi liquida così, probabilmente appartiene alla parte più attenta dell’opinione pubblica: anche in questo caso, non volendo aggiungere altro, è difficile capire se nella reazione c’era un astio politico preconcetto, oppure solo la conferma di quest’aria settembrina che assomiglia molto a Ponzio Pilato.
Antonietta Bandelloni è nata a Seravezza. Studiosa di Michelangelo e divulgatrice d’arte. Fotografa. Ha pubblicato sei libri dedicati alla vita e alle opere di Michelangelo Buonarroti e ha scritto capitoli per altri due volumi, uno dei quali edito in francese.
